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All'uomo non basta l'uomo

 

P. Luigi Monaco

La radice dell'albero nuovo è l'amore; il fondamento = del cristianesimo, nuova creatura è la grazia di Dio. Alla base e ne= lla convinzione del cristiano, essere abbandonato a Dio, per liberarsi da s= e stesso, c'è il Cristo.

Il cristiano infatti non può nulla senza la potenza d= i Dio, la presenza dello Spirito e l'aiuto di Cristo. Perciò il cris= tiano deve far spazio a Cristo.

Si deve far invadere da lui, possed= ere da lui, abitare da lui, da Cristo, per mezzo dello Spirito: diventare c= ome lui.

Il Cristo è manifestazione della misericordia amorosa= del Padre, ne è la rivelazione plenaria: è colui che non opp= one resistenza all'invasione che Dio opera in lui. Cristo è il luogo= dove Dio appare nella sua totalità; Cristo per noi è il volt= o del Pa­dre, e, insieme, epifania, testimonianza, modello, via.=

La sua confessione a Filippo: « Chi vede me, vede il P= adre » (Giov. 14,9), è la conferma che Cristo si è aper= to interamente alla volontà del Padre che, con lui, crea e dello Spi= rito che, con lui, santifica.

L'identificazione tra Padre e Figli= o, non è solamente ad un livello ontologico, di unità divina = e trinità di persone, ma anche con la natura umana di Cristo che, se= bbene distinta da quella divina, tuttavia è ormai contagiata da una = santità eminente e da una divinità presente sostanzialmente n= el Cristo.

L'incarnazione del Verbo riassume quindi la volontà p= ositiva di Cristo di avvicinarsi costantemente alla volontà di Dio c= he diventa il principio ispiratore e la norma suprema per l'uomo Gesù= ;: « Non cercate il mio volere, ma il volere di Colui che mi ha manda= to » (Giov.  5,3= 0).

In Cristo c'e una sola tensione: quella di adempiere alla vo= lontà del Padre: « Non la mia, ma la tua volontà io fac= cio » (Matt.  26,39).

Cammina verso questo traguardo con una trepidazione amorosa = ed una costanza che non cede al compromesso ed ai tentennamenti.

Non sceglie la ricchezza umana, ma la povertà di Betl= emme; non il plauso facile del facile successo, ma la vita nascosta e tutta= via ugualmente fruttuosa per la salvezza dell'uomo; non la gloria e la tent= azione del potere, ma il silenzio e l'amore del servizio; pur potendo annie= ntare quanto si frapponeva alla sua missione - lungo pellegrinaggio verso l= 'ora di Dio e l'ora sua - ha scelto la via dell'ignominia; poteva essere il= figlio di Davide ed il Messia politico che libera da una schiavitù = umana, ma ha scelto la via del servo di Iahweh, per pagare la nostra liberazione con la croce ed il suo sangue.

Ha vestito di umanità la sua divinità per inse= gnare ai suoi seguaci che l'amore annulla ogni barriera e frantuma ogni pri= vilegio di razza, di fortuna, di potere, di origine.

Ancora: ha sofferto sulla croce, ma ancor più, forse,= della croce, nella ricerca progressiva, titubante di una vita quotidiana i= n cui lo splendore del Padre gli era occultato dalla situazione creaturale.= Gesù ha cercato Dio che gli sembrava continuamente perduto tra i fr= atelli e nella trepida attesa di una rivelazione totale e definitiva, ne ha= segnato, in bagliori contrastanti di abbandono completo e di speranza fili= ale, i suoi anni, votati tuttavia all'amore.

II battesimo di Gesù non ha segnato solo l'investitur= a messianica, ma, pare, sia stata anche una rivelazione del Padre che confo= rtava il Figlio nel cammino verso il traguardo di una donazione senza misur= a.

E il sudore di sangue nell'orto del tradimento, laddove il m= ale ha avuto la mano libera di aggredire l'Innocente, è la testimoni= anza che la sua realtà umana era vera e concreta da non ammettere du= bbi di sorta.

E quando la morte l'ha = invaso, assorbendo progressivamente attraverso l'incuria dei Giudei, il tra= dimento degli amici, la paura degli apostoli, la perfidia dei Farisei e dei= Romani, l'apertura al Padre è divenuta concretezza di amore e volon= tà personificata, vissuta in un offerta senza pari.

Il Cristo si è umiliato talmente si da lasciarsi inva= dere dall'uomo: in lui natura umana e natura divina si fondano nella persona preesi= stente del Verbo e trovano la loro espressione completa in una distinzione= radicale in cui non è possibile confondere l'una e l'altra né= ; tantomeno le relative operazioni, pur restando fermo l'attribuzione alla = persona.

Il mistero dell'incarnazione si esplicita nel mistero pasqua= le, illuminato definitivamente dal mistero dello Spirito che, amore persona= le tra Padre e Figlio, completa la rivelazione del piano di salvezza di Dio= .

Il cristiano è chiamato ad entrare in questo dinamism= o, a portare il suo contributo, a vivere il Cristo, testimoniandolo continu= amente e permanentemente vivendone il mistero di morte e resur­rezione.=

Per questo il Cristo parla con un assolutezza inaudita: &laq= uo; Io sono la via, la verità, la vita » (Giov. 14,16); preten= de con un esclusività radicale: « Chi mangia la mia carne e be= ve il mio sangue ha la vita eterna » (Giov. 6,54); invita ad una libe= rtà responsabile: « Chiunque mette la mano all'aratro e poi gu= arda dietro, non è adatto per il regno di Dio » (Luc. 9,62); v= uole un amore senza misura: « Amate i vostri nemici... » (Matt.= 5,43); una perfezione senza limiti: « Siate dunque perfetti, come &e= grave; perfetto il Padre vostro celeste » (Matt. 5,48).

Vero Dio e vero uomo, si pone come = la sintesi unica ed irripetibile: rivolto tutto verso il Padre ne adempie l= a volontà ed i desideri, ne rivela il disegno e l'amore, ne afferma = la potenza, la preesi­stenza e la gloria, se ne dichiara Figlio, missio= nario e servo; come uomo, cerca l'uomo per indirizzarlo a Dio, ne soffre le= intime antinomie, ne richiama l'origine divina, rivendica per tutti giusti= zia e pace, si fa simile ad ogni povero, ad ogni debole che, per lui, diven= ta sacro.

Essendo Dio, si è fatto uomo: e nella sua umanit&agra= ve;, la divinità vi è penetrata sostanzialmente; la sua santi= tà è divenuta retaggio per tutti gli uomini che, ormai, da lu= i devono sempre attingere, se vogliono arrivare alla conoscenza del padre, = cioè alla verità che libera e all'unità che salva.

Perciò il cristiano non pu&o= grave; prescindere assolutamente da Cristo; non deve avere altra strada, n&= eacute; altra meta, né altro mezzo; ma il Cristo deve essere la sua = norma, in tutto.

La vocazione del cristiano, è una vocazione a Cristo:= conoscerlo è la vita eterna!

Ciò significa che il cristiano deve rendersi disponib= ile all'azione di Cristo, all'opera che il Cri­sto vuole esercitare su = di lui, per mezzo dello Spirito, vivendo i sacramenti, all'interno della Co= munità ecclesiale; deve, il cristiano, vivere la grazia, cioè= la vita divina che ha per partecipazione al Cristo.

Quanto più la disponibilità alla grazia aument= a, tanto più l'uomo è cristiano. Si tratta di un processo di = « cristificazione », di una diminuzione dell'uomo per far aumen= tare il Cristo, per cui l'uomo, non opponendosi all'azione della grazia, au= menta in sé la santità che è propria di Cristo.=

Come il Cristo è vero Dio e vero uomo, per cui adempi= e la volontà del Padre, interpretandone e realizzandone le aspirazio= ni, così il cristiano deve rispondere a questa duplice vocazione: a = quella divina e a quella umana, cioè deve cristificarsi. Del cristia= no l'umano e il divino non devono vivere in contraddizione, in conflitto, i= n sospetta valutazione, quanto piuttosto in equilibrio, in armonia, in mutu= a collaborazione.

E come Dio non è contro l'uomo, così anche l'u= omo non può essere contro Dio se non vuole essere contro se stesso.<= /span>

Il cristiano deve, perciò, mirare sopratutto alla uni= tà interiore, composta da quella dimensione umano-divina che è= ; dono della grazia come il disordine e la rottura sono state e sono frutto= di malizia e di peccato.

È, il cristiano, il paziente pellegrino che cerca, al= l'interno dell'umanità, di scoprire le tracce dell'eterno; deve, con= la sua esistenza, lasciare, per altri, una scia luminosa; non può a= ssistere supinamente alla distruzione di ogni valore...

Deve, il cristiano, impegnarsi con tutte le forze e le sue capacit&agrav= e;, in questa lotta, difficile e soli­taria, perché l'uomo non s= ia prostituito per altri fini e strumentalizzato per un traguardo semplicem= ente umano.

All'uomo, non basta l'uomo!

All'uomo non è sufficiente una sistemazione che si es= aurisca in un orizzonte angusto, l'uomo non può accontentarsi unicam= ente del cibo, della casa, dell'amore.

Il cristiano, compreso della sua vocazione, deve stimolare, = con tutto se stesso, l'esigenza del divino, in ogni uomo. Per questo il cri= stiano è come la luce che illumina altre coscienze; è il sole= che rende bella questa vita; è il lievito che permette una vera e p= ropria crescita verso il bene.

Nessuno, come il cristiano, può aiutare l'uomo perch&= eacute; all'uomo, il cristiano porta il divino.

Forse perché abbiamo perso l= a fame del divino, si è spenta la speranza serena e forte, sul no&sh= y;stro cammino; perché abbiamo relegato il soprannaturale in un oriz= zonte astorico, soffriamo l'ag­gressione dei limiti del tempo; perch&ea= cute; siamo pressati da sollecitazioni massive e da esigenze epidermiche, a= bbiamo preferito la terra al cielo.

Il cristiano deve dimostrare a tutti gli uomini come sia pos= sibile superare ogni forma antitetica nella sua vita e mirare ad una sintes= i che nel Cristo, è stata sublime, unica, irripetibile.