1 dicembre 1962 Sabato
“Rorate, coeli; desuper et nubes fluant iustum. Aperiatur terra et germinut Salvatorum.
Gesù,
mio re, sovrano e padrone del mio cuore, grazie, infinite grazie per le tue
ispirazioni.
Oggi ha
avuto inizio il periodo dell’avvento che ci porterà, culminando, al presepe,
alla epifania del Signore.
Il
riudire le antifone tanto care, tanto significative, il mio cuore ha subito un
fascino eccezionale … Gesù, la ruota continua a girare, Tu sempre ci ??? il tuo
amore. La storia continua sempre con le stesse note che confondendosi in
un’armonia arcana e sublime, danno luogo alla tua provvidenza.
Isaia,
l’evangelista dell’Antico Testamento, nella sua visione profetiche, accoglieva
le parole del Signore e le trasmetteva al popolo: “Filios nutrivi, et axaltavi: ipsi autem spreverunt me”.
L’azione
incredibile dell’uomo si rinnove in tutti i tempi: i buoi conoscono i loro
padroni, gli asini le loro greppie, Israel
autem me non cognovit, et populus suus non intellexit.
Gesù, mio Dio, è mai possibile?
Perché
mai siamo sì crudeli, sì ciechi da non conoscere la tua venuta, venuta che
sempre abbiamo desiderata e che ora avvertiamo appena o misconosciamo? Perché
l’uomo, io, Signore, non Ti amo come dovrei, secondo le forze umane che Tu mi
hai concesso? Perché oltre a non amarti, Ti disprezzano ancora? E mi sovviene
il lamento delle tue labbra, il pianto del tuo cuore: popule meus quid feci tibi aut in qua contristavi te, risponde mihi ….
Che dramma, che tragedia.
E la è tuo amore, e il tuo soffio è la nostra
carità e la speranza dei nostri cuori, il tuo possesso … Caro Gesù bambino
vieni, vieni a riposarti nel mio cuore di carne e riposeremo insieme.
Troppo
hai sofferto, e, nonostante ciò, Dio sublime, continui ad amarci e l’amore è la
tua vita.
Comunicami
questo supremo alito vitale e dammi le ali del tuo amore onde io salga al tuo
cospetto, Dio umana ???.
È giunto
il tempo, stillano i monti i frutti della tua venuta, i colli versano latte e
miele sulle nostre ferite, sui nostri peccati.
Grande è
la luce che risplende sulla terra e lunga, interminabile, la processione [???]
di Cristo e dei suoi santi.
“Omnes sedicentes, venite
ad aquas:
quaerite Dominum, dum
invenire
potest, alleluia, alleluia,
alleluia.”
O Gesù
fonte inestinguibile e sorgente di tutte le virtù, estingui la mia sete nel tuo
amore.
O
Vergine Immacolata aiutami nel cammino del tuo amore.
2 dicembre 1962 Domenica
Che
pena, Signore, il dover tracciare qualche debole pensiero ogni giorno. Questa
sera ne farei volentieri a meno. Ma è utile, direi necessario tracciare su
queste bianche pagine qualche contorno del quadro della mia anima, sfumare
qualche linea, attenuarne altre onde il dolore scava il suo solco.
Eccomi
dunque a Te, povero, umile, triste. Signore è mai possibile che una semplice e
nuda notizia avversa, mi possa tanto prostrare?
Un fatto è certo che io lo sono …
Ordiniamoci
e procediamo con tranquillità secondo gli avvenimenti temporali. Ieri che era
il primo dell’anno liturgico non sono stato abbastanza riflessivo su quanto
succedeva intorno a me, nella natura e negli uomini.
Questa
mattina ho fatto fiasco … nonostante tutti i propositi, non sono riuscito a
sopportare Maurizio e l’ho inveito mettendomi alla sua pari … Tu Gesù, non avresti agito come me … Quindi
Kaput …
Mi è
duro, ci soffro sensibilmente, quasi visibilmente, il trattare con indifferenza
i fratelli, il mostrare ad essi anche per pochi istanti una mia reazione …
l’angustiarli … insomma vorrei essere sempre in pace con tutti, non vorrei
affatto che avvenissero certi scontri, che si pronunziassero delle mezze
parole, che si rendesse la pari … Gesù, per tre volte non giocherò al pallone
onde più calmo, più amorevolmente mi diverta quando Tu vorrai.
Quell’inciampo
mattutino, ha proiettato un’ombra su tutta la giornata … E di domenica. E con
tanto di ombra davanti agli occhi e tristezza nel cuore, ero maldisposto ad
ascoltare chiunque.
Non mi
può succedere niente che non abbia un influsso benigno o maligno, sulla mia
anima, sull’agire conseguente.
A vespro
mi è stata annunziata la venuta di papà … quanto lo amo il mio genitore … Ma
ero maldisposto ad ascoltare la voce degli uomini. Ho sorbito tutto
passivamente e sono stato alquanto freddo nei confronti delle altre volte.
Gesù, perdonami! Papà non si è accorto di niente e, forse, ha attribuito la mia
indisposizione alla mia salute. Anch’egli, infatti, s’è accorto che forse mi
sentivo poco bene.
Comunque
è andata … ma io ancora mi debbo riprendere da quel colpo sinistro di
stamattina. Forse ci vuole qualche chiarificazione. Non ti nascondo Gesù che,
da principio, una certa gelosia, mi ha roso nell’intimo … ma Tu hai diretto
tutto verso di Te, verso il Bene.
Io non
posso distruggere la felicità di due esseri e ritardare il mio cammino verso la
perfezione, per accontentare un uomo. Forse è possibile riconciliare tutto …
ma, per ora, non ne vedo l’opportunità. Sono ancora troppo, tanto meschino, non
ho volontà sufficiente per impormi dei sacrifici che il Signore non vuole.
Il tempo
aggiusterà le cose, la mia quotidiana preghiera allo Spirito Santo, avrà presto
il suo affetto e la pace regnerà sovrana in tutti i cuori, in tutte le anime.
O mamma
mia celeste, Immacolata Vergine Maria, che pensi di quanto ho scritto? Capisco
che Tu sorridi di tante sciocche e vane apprensioni … Tu sai però che non sono
altro nisi un bambino che adesso
comincia a balbettare, a incespicare per raggiungere il tuo seno, per
aggrapparsi alla tua gonna sotto la quale spero nascondermi per sottrarmi alle
ricerche del mondo e dei mondani.
Giacchè
Tu sei mia mamma, custode e tesoriera delle mie incoscienze infantili, vegli
sul mio cammino[.] Libera il sentiero che debbo percorrere da ogni inciampo,
nutrimi con il latte dell’amore divino e con il sangue della tua carne, Gesù
benedetto. La tua stella brilli nel firmamento della mia esistenza e, quando la
tempesta infuria ed i marosi dell’odio e delle passioni tentano di sopraffarmi,
ammicca al mio cuore e Ti seguirò dovunque.
3 dicembre 1962 Lunedì
Oggi è
festa in Convento: è l’onomastico del beneamato P. Provinciale. M. R. P.
Francesco Saverio da Brusciano, santo uomo, dotato di virtù non comuni; è la
mente e il cuore della Provincia. Lavora per Iddio, è spinto dal suo amore, si
sacrifica per la sua gloria: è un vero cappuccino, autentico figlio di S.
Francesco … Dà a tutti noi, continuamente, esempio di abnegazione e di fede.
Ama di un amore tutto francescano la Vergine e l’Eucaristia. Ha salvato la
Provincia: è, in una parola, l’uomo mandato di Dio.
Siccome
oggi non c’è scuola, ho tentato di vergare anche qualcosa in mattinata: mi è
riuscito.
Questa
mattina mi sono incontrato con il [???], P. Tommaso da Pollena: Ho esposto a
lui i dubbi che da tempo mi assillavano: mi ha risposto bravamente: nella mia
azione non solo deve dominare l’amore, ma debbo anche, per amore, cercare
Qualcuno… Mi ha ricordato che questo pensiero l’ha incontrato “Nella famiglia
che raggiunse Dio” del Raymond. Anch’io avevo letto questo libro, ma me ne ero
affatto dimenticato.
Ora sono
tranquillo … spero di mantenere, con l’aiuto del Signore, e realizzare i
propositi emessi. È facile amare Gesù, ma ci vuole costanza, bisogna
nascondersi per lasciare agire Gesù, per far operare lo Spirito Santo ch’è il
Santificatore delle anime.
Ho
riflettuto su quanto mi ha detto il Padre, vi ho aggiunto quanto io potevo
sapere e mi sono lanciato con nuova lena nella lotta per la conquista del Re e
del cielo e della terra.
Per suonare bene l’arpa della vita è necessario ch’io m’identifico
con essa, con le mie corde, con i suoi suoni. Per amore molto Gesù è necessario
ch’io lo imiti, nelle opere e nella
vita di sacrificio e di amore per noi. Stiamo sempre lì: amare, amare sempre,
fino alla follia, alla follia della Croce.
Tu Gesù
perdonami a lasci che trascorri la seconda parte di questa giornata. Alla
ripresa, adunque, Ti parlerò di quanto Tu già sai.
Liberatomi
da tutte le faccende, eccomi a Te, Signore della mia vita.
Mi
ripassano davanti alla mente tutti gli avvenimenti della giornata … ma mi
lasciano indifferente. Ancora una volta mi son convinto che non mi piace la
confusione, il rumore.
Qualche
pezzo di musica mi ha fatto bene come la
Preghiera
della Vergine.
Qualche
cambiamento si è verificato in me: tre anni fa mi commuovevo profondamente nel
vedere i frati mesti con l’anima e la mente intorno al M. R. P. Provinciale:
oggi anche tale avvenimento mi ha trovato scettico, abulico.
Intanto
mi sono accorto di aver perso ancora una battaglia umana, nella quale non mi
sono impegnato: Gesù, grazie di queste carezze, sono tuoi doni che io conoscerò
domani. In cambio però mi addestro nella tua palestra dove comincio a reggermi
in piedi.
Convincimi,
mio dolce Bene, che solo il tuo amore è necessario per noi … le altre cose
possono servire come mezzi ma mai come fini. L’amore ci cinge delle tue catene.
A proposito oggi ho anche sentito: “son leggere, Signore, le tue catene, le
parole erano sublimi, non ho gustato la musica forse per la confusione ed il
chiasso in cui è venuta eseguita.”
È
passato dunque anche l’onomastico del P. Provinciale: il lavoro di settimane è
svanito in pochi istanti: la vanità, la fugacità sono proprio del mondo e delle
sue cose.
Io sento
una sete dell’eterno, dell’infinito, del tuo amore, Gesù.
Fragile
è la barca che mi guida verso la dimora eterna: i marosi e le tempeste mi
cullano paurosamente, ma io ho fiducia nel nocchiero che con lo sguardo azzurro
domina la distesa del mare e la volontà indomita comanda ai venti di non
ululare oltre il suo permesso.
E quando
sto in Coro nella meditazione della tua legge, o Dio, mi rammento di quanto ha
lasciato scritto un’autrice abbastanza originale che ebbe la fortuna di
penetrare in un Convento di monache di clausura. Al momento della meditazione,
quando quelle vergini sapienti si tuffavano nel mare dell’amore divino, la
scrittrice restò sola, con la testa alzata a guardare il crocefisso bizantino.
Quando guardò il Dio umanato e sacrificatosi per lei, ebbe l’impressione di
essere una bianca nave veleggiava verso l’eternità. Gesù, amore, dammi di
questi pensieri che nutrono il mio cuore e la mia mente, l’intelletto e la
volontà. Ti amo!
4 dicembre 1962 Martedì
Eccomi
all’appuntamento giornaliero dopo aver vissuto una buona parte di questo dì.
Comincio a desiderare questo istante come un momento benedetto, fruttuoso per
la mia anima e la mia perfezione quotidiana.
Grazie,
mio Dio, anche questa sera tutto è al posto consueto: Tu mi sei presente
crocifisso, io Ti invoco con ardore e fiducia. Dammi di sfruttare attimo per
attimo l’esistenza che mi concedi e non permettere ch’io non avverti il tuo
passaggio nel mio cuore.
Fuori è
silenzio, silenziosa un’aura spira fredda, ghiacciata, in alto, nel cielo
immenso, qualche stella e una luce mobile: un aereo che naviga nello spazio
sidereo. Come è bello il creato, Gesù; il profumo che da esso emana nelle
tepide sere autunnali e l’odore di fieno mietuto nonché di fiori olezzanti,
aranci e mimose, mi invitano a lodarTi perché Tu sei il Buono, l’Onnipossente.
Mi sembra strano che in tanta armonia di bellezza, di rodine e
proporzione, debba intervenire l’uomo a guardare il capolavoro del creato.
Tutte le
cose son belle perché create de Dio. Ma l’uomo, perché libero, talvolta diventa
rio, malizioso, egoista.
Oggi ho
meritato un rimprovero da un confratello, una preferenza che non mi aspettavo,
un modo di fare che mi ha sorpreso. Davanti a Te, mio Amico sincero, posso dire
di non aver avuto torto, di non aver presunto: più carità si dovrebbe usare tra
noi. Ma alla fine Ti ringrazio Gesù, perché permetti che mi si tratti così: io
non merito un oncia di stima, una goccia di attenzione, chè sono stato un
ingrato, grande peccatore, irriconoscente alla tua preferenza. Ora è giusto che
non solo mi si tratti così, ma anche peggio.
Caldamente,
Te ne prego, o Amico unico, di concedermi tali grazie, solo dammi la riflessione
pronta a capire, ad intendere, che son tue carezze … O quella santa Teresina …
quali cose non mi ha mai essa insegnato!
Io
voglio essere un suo fratellino spirituale e seguire la via da essa tracciata e
percorsa: la seggiovia dell’amore.
Com’è
bello amarti, o Amore Incerato! Come comprendo la disperazione di tanti eroi,
uomini illustri, del classicismo greco-romano. Poverini, ben lungi era da loro
anche la semplice idea di un Dio Padre. Per essi il dio era il semplice
soggetto dell’amore e non anche l’oggetto. Ma quale fortuna per noi avere un
Dio per Padre, un Padre provvido e previdente, amoroso e comprensivo.
O abisso
insondabile d’amore, o eccelse virtù divine, quanto incomprensibili sono i tuoi
procedimenti: Tu ci ami, noi Ti amiamo e l’unione si verifica, noi ci perdiamo
nella tua immensità divina, nell’oceano del tuo amore, come una goccia d’acqua
dolce nel mare che circonda la terra.
E si
cercano altrove i misteri, si pensa di potersi auto-costituire reggitori del mondo, auto-crearsi dei … quali
assurdità!!!
Gesù,
sono un uomo … Ho detto tutto: solo Tu che sei Dio puoi comprendere le mie
limitate capacità, solo Tu che sei il Tutto può misurare il mio nulla … nulla
però, che sotto il tuo sguardo divino cresce fino all’inverosimile, nulla che
se si lascia lavorare dallo Spirito Santo, attinge alla tua sorgente, divenuta
tuo figlio, tuo amico, tuo fratello …
Basta
per questa sera: cavalca il pensiero nella meditazione e contemplazione della
Tua imminente venuta. Isaia si fa pressante, il Battista m’invita a preparare
la stanza per riceverti chè i tempi sono maturi … La sinfonia del creato fa eco
a questo concerto dei Profeti e si ingrandisce a dismisura, tocca il nostro
pensiero, il nostro sentimento e volontà e ci spinge all’azione.
Sotto il
tuo vessillo che avanza nella conquista del mondo, nella speranza incrollabile
della tua vittoria, associato ai tuoi santi martiri, apostoli, confessori e
vergini, voglio marciare anch’io, Signore, per essere pronto ad ogni tuo cenno,
agile ad ogni lieve tuo desiderio, per recidere fruttuoso il tuo spargimento di
sangue.
Attirami
al Tuo cuore, stringimi ad esso, comunicami un po’ del tuo essere amoroso.
Dammi di
morire del desiderio di amarti: è questo il martirio ch’io desidero con il
placet della Tua adorabilissima volontà:
“Morire d’amore! Oh qual martirio santo …
ed è bel quel che vorrei soffrir …
Sciogliete, o Cherubini, il vostro canto,
l’esilio mio, lo sento, è per finir.
Dardo infiammato del mio dolce Iddio,
quaggiù ferisci e mi consumi il cuor!
Adempi Tu Signore, il sogno mio:
fammi morir d’amor!
5 dicembre 1962 Mercoledì
Vado preparando la lettera d’addio ai missionari P. Michele e fra
Angelico che lasceranno l’Italia il 10 c.m.. Sarà il terzo scaglione che
partirà alla volta del Brasile, nell’anelito sublime di convertire le anime. Mi
trovo alquanto in difficoltà per la scelta e per il tono d’assumere; sono
tentato di esimermi dal compito, ma la mia logica non lo permette: age quod
agis!
Caro
Gesù, raccontarti le mie battaglie con le relative vittorie e sconfitte,
sarebbe il movente di questa mia meditazione quotidiana, di questo colloquio
silenzioso d’amore. Ma mi è estremamente difficile, difficoltoso, esternare
quanto avviene nel mio intimo, le lotte che in esso si scatenano, le erbe che
vi allignano o fioriscono [???]: i sentimenti d’odio per il mio corpo, d’amore
per i miei fratelli. Raccontare la storia di un’anima, della propria anima, è
cosa pressoché impossibile. Il Tuo [???] filtra benefico e lieve, il nostro
carattere si erge dispotico e ribelle ed avviene la lotta serrata [il valore e
il non volere] tra il bonum faciendum et
malum vitandum … tra il melior ed
il deterior. Storia di tutte le
anime, ma pur diversa, distinta, particolare per ogni anima, per il mondo
personale che analizzato ci meraviglia, lasciato inesplorato ci opprime …
Conoscere
se stessi è cosa quasi impossibile: è più facile amare Te che esplorarsi
perfettamente, totalmente.
Nonostante
ciò, io voglio continuare il mio compito e aiutato, sostenuto, sopportato da
Te, spero che il tentativo di conoscermi non sia del tutto vano, inutile,
inefficace.
Conservarsi
un angolo del cuore, quale segreta reggia d’amore, per le visite ed i colloqui
intimi con il proprio sposo, compagno, amico, è una delle cose più salutari,
benefiche, fruttuose. Essere sicuro che lì, in quell’angolo di Paradiso che è
in te, tu trovera sempre Uno, una Persona, un Qualcuno pronto a piangere e
godere con te, a sorriderti ed incoraggiarti, io penso che sia la più grande e
piacevole gioia che uno si possa concedere e che dipende quasi totalmente dalla
volontà e libertà del tuo potere, della tua facoltà. Amore Iddio è questo:
parlare con Lui come si parla ad un fratello, reale, vivente, sensibile;
esporre i propri affanni, conquiste, perdite; amare Iddio è imitare Gesù che
compiva la volontà del Padre in ogni evenienza avversa o prospera; amare Iddio
è servire per Lui il prossimo.
Gesù,
perché mi guardi dalla Croce? Lo so che io soffro poco per il Tuo amore, che Tu
non mi reputi abbastanza preparato per essere provato dal crogiuolo del
sacrificio, della rinunzia, del distacco completo e totale da tutto ciò che è
sensibile, anche dalla tua benevolenza e dal tuo premio o castigo.
Io sono
appena nato a questo amore, sono tanto piccolo da non saper articolare verbo,
tanto semplice da ignorare i tuoi comandi, da misconoscere i veri valori:
insomma io sono una scopa nelle tue mani e spazzerò dove Tu mi condurrai. Per
ora voglio amarTi in tutti i minimi atti che compio: voglio dormire anche per
il tuo amore quando Ti mando il mio Angelo Custode, sii sicuro che io riposo.
[???}
Non so
se Tu, Giglio delle con valli [???], sarai contento di queste piccole, imili
azioni, di pensieri sì infantili che Ti fanno sorridere … ma io son ho altra
possibilità, non ho forza di battermi a sangue, di digiunare per giorni, di
privarmi del sonno: sono come una lampada che non vale niente senza l’energia
elettrica. Ma Tu accetterai senz’altro queste minuterie: se esse non
rallegrassero il Tuo cuore, S. Teresina correrebbe a dirmi che le cose non
vanno bene.
Finché
Tu non manderai la mia sorellina a comandarmi altrimenti, voglio amarTi nella
mia piccolezza, voglio disprezzarmi e convincermi che sono polvere e cenere e
come tale cui è destinato l’ultimo posto, debbo servire, per logica necessaria
i moei fratelli che son tutti più buoni di me e i quali hanno avute meno grazie
che io.
Ti abbraccio e bacio fortemente: arrivederci al più presto.
Gesù dammi di essere sincero!
6 dicembre 1962 Giovedì
Caro
Gesù, oggi ho vigilato alquanto attivamente nel mio operare … La Tua persona,
adorabilissima e amata, mi è stata sempre presente: ho agito per Te, per tuo
amore, per la salvezza delle anime. Il saperTi, il pensarTi a me vicino, mi
esalta e dà speranza sicura della riuscita e con Te al fianco non temo
avversari; se senza di Te niente è possibile, con Te tutto è attuabile. Vivere
nella tua Presenza, vivere la Tua vita
è per me di un’importanza capitale, di una necessità della quale nemmeno io ne
so valutare l’estensione.
Gesù, Ti voglio tanto bene ed ogni pensiero che non sia per Te mi
sembra un furto che compio alla Tua regale Persona. Il pensiero di Te è la
molla [???] che mi fa scattare, volere, operare. Il Tuo ricordo mi segue da per
tutto e quando non so scorgerti nella natura, Ti cerco nei fratelli. E se
talvolta son tanto cieco e le mie facoltà superiori non riescono a scovarTi nel
mio fratello, Ti cerco in me stesso, in quell’angolo di Paradiso ch’è la cella
del mio cuore.
Oggi ho
letto qualche lettera di S. Agostino, mi è restato poco ma esso compendia una
verità sublime e profonda: “timete ne
deficiatur, amate ut proficiatur” … non ricordo se è così, ma certo il
significato è quello …
Nel
pomeriggio ho visitato la mostra atomica: l’uomo è come una goccia d’acqua
nell’oceano … John Glenn ha compiuto a febbraio i tre giri intorno alla terra:
ne ho visto oggi il telefilm: coeli
narrant gloriam Dei !!! Speriamo
che l’uomo si mantenga umile: la torre di Babele non è molto lontano da noi: la
superbia è la freccia avvelenata nel vulnerabile calcagno dell’uomo.
Al
ritorno mi son trovato al fianco di Fra Maurizio (Gesù Tu sai quante pene mi
procura questo fratello, eppure sai ancora che lo prediligo) ho dovuto compiere
un vero, grande sforzo per rivolgergli una parola che lui non potesse fraintendere
e per interessarlo nello stesso tempo alla conversazione. Forse se non avessi
parlato io, sarebbe restato in silenzio per tutto il tragitto.
Gesù dirigi Tu la navigata: così non ho paura.
Infiniti
ringraziamenti chè mi hai dato la gioia di vivere ancora questo giorno nella
tua grazia. Rendimi sempre più degno del tuo amore. Ho fiducia nel prossimo
avvento del tuo Regno. Domani i Padri Conciliari chiuderanno la prima sessione
del Concilio. Al futuro settembre la prossima apertura.
Tu o
Signore sei il Padrone del tempo, Tu tutto domini e tutto dirigi per la Tua
gloria come a giusto suo fine.
Ti abbraccio in tutti i confratelli.
Santi miei Protettori aiutatemi.
Maria Immacolata, dopodomani è la mia festa perché è la tua festa:
un dono reciproco. Ti bacio.
7 dicembre 1962 Venerdì
Meraviglie di cielo e di terra.
Splendidissima giornata nel cuore di dicembre, speranza e promesse
nelle lezioni dell’Ufficio dell’Immacolata. “Porrò inimicizia tra te e una
donna, tra te e il nato da Lei, invano tu le insidierai il calcagno. Ella ti
schiaccerà il capo…
E venne
la Donna vestita di sole e coronata di stelle, venne il Verbo incarnato e il
nostro riscatto si operò, la nostra Redenzione per una gioia immensa. “O felix culpa …
Domani è
l’Immacolata: io resto muto davanti alla Mamma di Gesù, davanti alla mia Mamma…
S. Germano è tanto nutrito d’amore mariano che non sa più quale similitudine
comparare per far risplendere maggiormente la Vergine benedetta.
Certo
che l’Immacolata è una nostra festa: i francescani sono stati gli araldi fedeli
e costanti di questa fulgida gemma, i lavoratori instancabili per la difesa di
questo domma. Maria Concepita senza peccato…
Per
Maria è sospesa la maledizione di Dio, per Lei tutta l’umanità riacquista la
grazia. A considerare l’umiltà e la povertà della Madonna mi sento incoraggiato
ad imitarla in tutto. La salvezza è entrata per Lei nel mondo.
O
Immacolata, Tu che sei la mia sovrana, Tesoriera e Mamma, lascia che io mi
addormenti sul tuo seno… Io sono tento misero, incapace di benedirTi e di
amarTi… Tu donami la forza necessaria di impiegare tutte le mie doti nella
propagazione del tuo amore. Mi accorgo di essere freddo, di non aver
quell’entusiasmo che un figlio deve nutrire per la propria genitrice… Tu sai, o
Vergine mia madre, che il non provare per Te quell’amore che vorrei sentire, mi
angustia, mi umilia, mi deprime. Tutto frutto di superbia inveterata, di opera
diabolica. Cosa ho mai fatto da meritare di sentire, di avvertire in me il tuo
materno amore?
Il
processo che si svolge nel mio intimo Ti è ben noto: i conati di pianto che mi
hanno sconvolto alla considerazione ch’io ti amo poco, sono delle prove potenti
del mio desiderio forte e sincero…
Ma sento che verrà il tempo in cui non più mi ti nasconderai, o
Bella sovrana del mio cuore. Tu sei mia mamma e non devi farmi soffrire ancora
a lungo.
Risplenderà
l’aurora benedetta in cui stringendomi al Tuo seno mi dirai bravo, lo sento nel
mio intimo, Gesù me l’assicura, Tu me lo confermi. Gioia, Gioia ineffabile,
mammà mi si nasconde per sorprendermi non vista. Mi sembra quel gioco che da
fanciullo mi si faceva della mia dolce, umana genitrice. Mi chiamava, nell’atto
in cui mi voltavo per risponderle e vederla, ella, agile, si nascondeva: una,
due, tre volte, poi venivano le lacrime e la rivelazione…
Giochiamo…
che la vita trascorra nell’amore di Gesù e di Maria è una bella canzone, una
canzone che finirà solo per diventare più bella nella gloria del Paradiso.
Ma cosa ho scritto?
Scorre veloce la penna, alto, sonoro si leva il canto dei
confratelli… io ho da fare: metto tutto da parte. Vi amo!!!
8-9 dicembre 1962 Sabato - Domenica
Ieri non ho avuto un attimo di requie… la consegna del Crocifisso
ai missionari mi ha commosso: ho pianto! Il mio desiderio di andare nelle terre
lontane è sempre ardente… ma ho poca fiducia: son tanto debole… tanto misero.
Altri son degni di sì sublimi doni; altri son capaci di sfruttarli a dovere…
Comunque aspetto il tempo… In ultima analisi nessuno mi può impedire di essere
un autentico missionario restando in Convento: S. Teresina mi è d’esempio.
All’opera adunque.. La mia sofferenza si fa sempre più acuta: debbo rinunciare
a tutto ed a tutti: Gesù lo vuole, me lo fa capire ad ogni istante. Ma ci vuole
molta forza, tenace volontà… però ai valenti tutto è possibile.
Oggi è
l’ultimo giorno che i missionari vivono tra noi. Il P. Michele e il P. Angelico
son pronti. Gesù è buono, si lascia amare da tutti: anch’io avrò tanta forza,
con il suo aiuto…
Questa
sera, fra due ore dovrò leggere un indirizzo ad essi in pubblico refettorio. Di
quello che ho scritto son poco contento: quello che mi piace è racchiuso tutto
in questa espressione: godete perché il Signore vi ha chiesto molti sacrifici.
Nella
giornata di ieri ho ricevuto due ammaestramenti, anzi mi son confermato in
un’idea che avevo da tempo: per predicare bene non basta essere dotto, ma
bisogna sentire ciò che si dice: essere santi.
Questi
due giorni sono andati verso il tramonto inavvertitamente. Sperando che M. non
giocasse ho giocato io: non sono stato capace di astenermene. Tanto però, per
tre volte non dovrò giocare, faccio volentieri questo sacrificio. Ho
abbandonato il mio primitivo pensiero e questa mia astinenza non è un
rimprovero indiretto per quel fratello.
Ora tutto ha preso il suo corso normale.
Non
gioco più con l’accanimento di una volta: m’impegno sì, ma più che altro studio
i caratteri. Mi sono accorto che un cosentino, quando perde, diventa terribile,
anormale, non pensa che a vincere.
Allora è meglio farlo correre. Diventa più felice quando ha vinto. Ci vuole
tanto poco a perdere, perché non farlo?
10 dicembre 1962 Lunedì
Eccomi, o Signore, di ritorno dal parto dove si sono imbarcati i
due carissimi missionari: tutto normale, poco popolo, cielo nuvoloso, mare e
visi calmi.
Io mi sono commosso meno di febbraio…
La vita
è un dono eccelso e bisogna sfruttarla e impegnarla nel miglior modo possibile.
I
missionari son partiti contenti… il Signore li benedica e la Madonna li guidi.
Molti dei miei compagni sperano di
partire anche loro: io ho ormai perso la fiducia per un complesso di cose. Il
Signore provvederà.
La
lettera di ieri sera ha riscosso molti applausi, ma io avevo vergogna. Il
Signore mi ha aiutato. [???]
Ho cercato di incoraggiare alcuni fratelli di Arienzo: mi pare di
esserci riuscito. La gloria del Signore sia per me il movente di tutte le
azioni.
Mi sento un po’ arido questa sera: domani è scuola.
Gesù grazie della tua infinita misericordia e bontà, grazie
perché pensi ancora a me, sciupatore
[???] delle tue ispirazioni e favori celesti. Donami lume sufficiente e forza
necessaria onde sempre più mi distacchi da tutte le vanità terrestri: a tua
gloria!
11 dicembre 1962 Martedì
Abbiamo ripreso la vita ordinaria di studio e preghiera: uno
sguardo lungo, pensoso, implorante al Crocefisso, e via, nella battaglia della
perfezione.
Il divino Paziente sembra mi miri sempre con occhio amico che mi
incita nella lotta ed a persistere nella decisione presa: vivere ogni attimo
per amore; tutte le piccole cose fare
con amore; operare solamente per la gloria di Dio.
Una
scrittrice ha scritto: “Amore, sempre amore, che fatica!” Quando, per la prima
volta, ho incontrato questa espressione, mi son meravigliato non riuscendo a
capire come l’amore richiedesse sempre il dolore, il sacrificio, il distacco.
Ora sono più che convinto che per amare veramente e sempre, ci vuole non solo
fatica, ma, ancora, perseveranza.
Eppure,
Gesù, ci dovrebbe essere tanto facile amarTi perché Tu sei il Sommo Bene,
Colui a cui tutto dobbiamo, la nostra
felicità, il nostro amore per antonomasia…
Ma la forza del male che esiste in noi è sì radicata che mi
spaventa e fa perdere diverse occasioni per amarTi meglio; meglio
conoscerTi e servirTi nei miei fratelli
e tuoi.
Grazie, però, o Signore, chè mi fai riflettere su tante cose che mi
fanno bene…
Il mio
cuore sanguina ancora, sanguina da molto tempo: era necessario rompere ogni
umana affezione per amarTi bene, ho fatto questo sacrificio: a Te la gloria e
il merito.
Da ieri
ho un tremendo raffreddore, i piedi mi si sono screpolati e sento alquanto
dolore al mattino e durante il giorno: accetta, o Gesù, questi inutili pensieri
e dona qualche consolazione ai nostri missionari. Voglio costellare di questi
piccoli astri la mia giornata e renderla bella come il firmamento in cui Tu
domini, quale sole, sovranamente e dolcemente.
O Gesù,
Ti supplico con tutto il cuore di convertirmi in gioie tutte le pene umane, di
farmi degno di imitarti in qualche cosa: dammi forza sufficiente e acume
necessario per servirTi con diligenza e amore.
Convincimi
che valgo nulla e spegni in me tutti i germi di gloria ad invidia.
O,
amarti così, serenamente sicuri del tuo amore, quale gioia. Ma voglio penare
purchè Tu regni nei cuori di tutti gli uomini.
O
Celeste Patrona del mio cuore, aspetto da Te, Mamma mia, la perorazione alla
mia causa: dì a Gesù che mi renda degno del suo amore.
Viva Maria, viva Gesù!
12 dicembre 1962 Mercoledì
Eccomi
al posto abituale per cercare di ricordare qualcosa di questa giornata.
Bene nel
complesso: ho sopportato dei chiodi e del freddo: il Signore mi dà la forza di
realizzare qualcosa per i miei fratelli missionari.
Appunto
pochi minuti fa ho terminato di leggere una loro lettera: sono giulivi,
contenti. Mi sembrano trasformati anche intellettualmente, da quanto si può
ricavare da una lettera, e più pronti nelle riflessione.
Che il
Signore sempre più li benedica per la mia gloria e l’espansione del regno suo.
Gesù,
ormai mi vado più sempre decidendo di inoltrare anch’io la domanda. Sono stato
impedito fino a questo momento solamente dall’idea che ero quasi sicuro di non
essere incluso tra i partenti …Spiegherò un’altra volta questo pensiero
trapelato … Io e fra Antonio, da novizi, fummo i primi a parlare al P.
Provinciale di voler partire da studenti … Ho rimandato sempre per l’unica
ragione testè notificata: ho avuto poco fiducia di essere accontentato.
Nell’ultima
santa visita, il M.R. Padre Provinciale mi ha detto chiaramente che non sarei
potuto partire da studente, ma, forse, dopo la messa. Io ho intenzione
di presentare la domanda a colui che mi dovrà mandare, perché temo che essa
vada confusa tra le altre e che ad essa non si dia un valore rispondente alla
mia vocazione missionaria. Insomma ho rimandato per essere più sicuro di
partire. Ho usato, sto usando una strategia particolare: conto, ora, di
presentare domanda quando sarà spento l’ardore missionario nello studio, così i
Superiori possano legittimamente pensare che io ho maturato abbastanza questo
proposito. Il primo dell’anno o prima di questo giorno, la domanda starà nelle
mani del Provinciale.
Tutta
questa mia strategia, in ultimo, forse, sta testimoniare la mia poca fede da
una parte e la superbia dall’altra, perché pensavo che i Superiori non mi
avrebbero mandato in missione per mandarmi a laureare, immaginavo di poter
essere più utile alla Provincia …
Gesù come te la ridi … vedi come sono umano e di queste miserie mi
accuso … Sai però che io non Ti prego mai per me … Solo ho dato il compito a S.
Teresina di impetrarmi questa grazia. Non voglio violentare con assidue
preghiere la tua volontà: io voglio agire nella dipendenza dei Superiori:
diceva un vecchio padre: non chiedere niente e sarai sempre contento.
Pregare
per gli altri: benché sia una cosa dura è anche bella.
Ascoltavo
tempo fa un confratello che mi diceva: “guarda quando io sono occupato molto
nei lavori materiali, ricevo più grazie dal Signore. In queste vacanze (1962)
ho sempre lavorato e il Signore mi ha fatto molte grazie”. Mi venne la
tentazione di rispondergli (la sua era eresia dell’azione, talvolta tralascia
perfino il coro) che le grazie ricevute sicuramente gli erano state meritate ed
impetrate dagli altri.
Intanto
mi vado sempre più convincendo della futilità della vita umana, dei suoi
affetti e consolazioni. Giorno per giorno, Gesù mi cura sempre più con
accortezza indicibile, in misura in cui io mi abbandono al suo amore.
Ho
qualche dispiacere morale, ma, nell’insieme, sono felice, molto felice. Gesù mi
è compagno!
13 dicembre 1962 Giovedì, S. Lucia
Le notti
son diventate lunghissime, oscure come non mai: ma una luce si irradia dalla
culla di Betlemm e illumina tutti gli uomini.
Fra due settimane sarà Natale …
Questa
sera non ho voglia di far nulla, ha piovuto da poco, la giornata è stata
uggiosa: un manto nero si spande su quanto mi circonda: anch’io ho bisogno di
essere ricoperto, ma dal tuo manto Signore.
Continua
l’aridità non solo del cuore, ma ancora della mente: non sono atto ad esprimere
alcunché a dovere: mi sento morire, invadere da una nostalgia malefica contro
la quale non posso combattere da solo. Solo Tu, Gesù, mi puoi sostenere in
questa lotta.
Intanto
manco di qualsiasi iniziativa, la ricreazione mi diventa pesante, ne farei a
meno volentieri, lo studio non mi diletta più come una volta, come pochi mesi
fa …
La
tentazione sorge spontanea in questo stato di cose e il padre di ogni male mi
suggerisce di trovare consolazione presso fratelli, amici, … Ma io, Signore,
voglio parlare solo con Te, ciò non per egoismo, ma semplicemente perché son
ben convinto che il mio fratello è un uomo e il mio cuore ha sete di ciò che
non sa di caduco, di fragile …
Tu sei
colui che disse: “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io
vi ristorerò”. Inoltre senza di Te non si può far niente, tantomeno ottenere la
tranquillità dell’anima e la pace dello Spirito.
Tuttavia
gioisco perché Tu cominci a farmi soffrire qualcosa per Te… giorni di grazie e
di lumi, abbondanti e lusinghieri come una giornata di primavera, ricchi come
una messe in fiore! Gesù, sereno e fiducioso m’incammino nel mio sentiero,
spero con la tua grazia di raggiungerne la meta suprema anche se dura e
straziante sarà l’ascesi.
Ieri
sera si è cominciato a leggere, per la meditazione, dal “Divino Servizio” di S.
Alfonso. È sublime, affascinante. Distacco dal mondo e da tutto ciò che possa
dividere il cuore. Molto mi ha impressionato l’espressione di S. Agostino: Come
dividere il nostro cuore già sì piccolo? Guai a chi divide il cuore in due.
E
l’amore o è totale o è nulla … umana affezione o attaccamento; distacco
completo: “Chi vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso, prende la sua croce
e mi segua …”
Fra poco
andrò a recitare il divino ufficio: suona la campana, abbaia il cane, tutto è
tranquillo e calmo, la stella luccica serena: nel mondo si lotta per la vita,
qui si lotta per la morte e per l’amore.
Il
convento, il monastero è una radio che serve a trasmettere al mondo la voce, il
mandato dell’Altissimo.
Gesù, dammi
anime: S. Lucia impetra tu, al datore d’ogni bene, una castità integra.
Ho letto
una vita della santa e son restato stupito: era un angelo sceso in terra a
mostrare agli uomini la grandezza e perfezione di Dio.
A domani.
14 dicembre 1962 Venerdì
Ho messo da parte i miei studi per parlare alquanto con Te, o
Signore, per ascoltarTi in me e attuare il tuo mandato.
Questa sera sono estremamente tranquillo: il giorno è trascorso
senza incidenti notevoli, mi son sforzato di fare il mio dovere.
Sembra strano che la santità consiste appunto in questo: nello
sforzo costante di attuare in noi la volontà divina, nell’assecondare le
ispirazioni celesti, nello sperare per amor del Signore.
Talvolta
la santità, la perfezione, il piacere a Dio mi sembra una meta irraggiungibile,
tal’altra, facile e di attuazione immediata.
Secondo
il mio stato d’animo così mi appare il mistero dell’amore.
È una
cosa sublime però, delle anime privilegiate, salvarsi da santi, con il vivere
integralmente l’umana esistenza per amore di Dio, accettare tutto ciò che
avviene come volontà santificatrice.
In
quanto a me ho della santità un’idea rigida, intransigente … tuttavia debbo
riconoscere che lo studio di S. Teresina, prima, e quello della Spiritualità
Francescana, ora, vanno dando alla mia formazione un’altra piega: l’infanzia
spirituale, il misticismo francescano, l’amore come movente di ogni palpito.
Infatti
moltissimi sono gli atti d’amore che emetto durante il giorno, spesso recito
giaculatorie che, come sospiri amorosi, piacciono tanto al Divin Prigioniero.
Anzi, molte volte, è l’abitudine, recito senza tutta la riflessione, senza
quella prontezza interiore che richiederebbe un tale atto.
Mi
accorgo che questo è un mezzo eccellente che mi consente di essere sempre unito
al mio Diletto e in caso di dimenticanza, basta un semplice pensiero che si
riallaccia, mente e cuore, alla meditazione interrotta, del divino volere.
Sacrifici lievi, cose, in apparenza, di nessuna entità: il non
rispondere ad una espressione mordente, non parlare senza essere interrogato in
luogo di ricreazione, essere calmo in ogni evenienza, procedere, quasi
zoppicando, al luogo di ricreazione per concedere agi altri di arrivare per
primi e cedere il posto per il giuoco, scegliere del pane duro, fare a tutti un
sorriso, essere sempre pronto a servire e tenersi all’ultimo posto ecc. sono
queste le bellezze e le azioni che posso offrire a Gesù.
Debbo
lottare molto contro la mia fantasia che, appena non controllata, naviga verso
regni solitari e intesse trame e drammi che si prolungherebbero all’infinito
senza alcuna soluzione, qualora non intervenisse la volontà regolatrice e
l’intelletto illuminante.
È dunque facile amare Gesù …
Ma come adunque io non l’amo abbastanza, gli uomini tutti non sono
in gareggiata per piacere a questo
Giglio delle convalli ?
L’uomo è
libero, la sua passione l’acceca e, spesso, non è capace di discernere il bene
dal male. Certo, per me, questo è un mistero. Almeno ora non mi sento preparato
a risolverlo … Chi sa se ritornerò su questo argomento …
Oggi c’è
stato il digiuno del tuono: è affascinante rivivere queste costumanze
tradizionali: io, poi, sono un entusiasta per tutto ciò che ha il sapore e che
mi richiama anche lontanamente l’opera, il lavoro dei vecchi padri, nostri
antenati. Forse è un mio debole.
Volevo
parlare con Te, Gesù, eppure, avendo scritto già tutto questo, non ancora ti ho
rivolto la parola.
Che ne pensi di questo tuo discolo scolaro?
Ti darà
qualche consolazione? Riuscirai a plasmarlo secondo i tuoi voleri? Sarà egli
docile ai Tuoi insegnamenti?
Quante domande indirette, o Signore!
Ho
capito cosa vuoi: Ti amo, Ti amo da voler morire. Ti ricordi che diversi giorni
fa m’ispirasti di scrivere alcuni versi della tua prediletta Teresina? Li
ripeterei: ma Tu nulla dimentichi… oh, come sono sciocco… Dammi l’amore, vivere
d’amore e poi morir felice…
S, Giovanni Crisostomo dice: “Silentium
quod lutum prhebet figula ipse idem prhebere lauditari tuo…” Fai di me un vaso per adornare la tua dimora e dentro vi siano
rose e gigli…
O sole divino, quando ritornerai a me?
Aspetto e spero… fino alla morte: allora non mi potrai più
sfuggire.
15 dicembre 1962 Sabato, Novena di Natale
Luce arcana, invito pressante, anime in attesa, annunziano la
prossima venuta del Natale.
Anche
nel mio cuore erra un vecchio motivo delle antiche pastorali: la sinfonia
sublime della storia umana, culminante nella Redenzione, sta nuovamente per
effettuarsi.
Anime,
cuori, grandi e piccoli, tutti aspettano il Regem
Venturum.
Quest’attesa
rivela un’ansia, ansia che sta bene a testimoniare, a rivelare il bisogno da
tutti avvertito di una maggiore tranquillità, di un desiderio che si attui in
una pace duratura.
Purtroppo,
però, poche son coloro che si chiedono se hanno meritato questo dono, questo
regalo della pace. Continuiamo a vivere senza riflessione, andando alla cieca e
cercando ciò che non dovremmo cercare. E s’invoca la pace…
Io penso
che la pace verrà solamente quando staremo in grazia del Signore che è appunto
il Re mite e buono, pacifico e misericordioso…
Venga il
Natale e apporti nei cuori un mutamento sostanziale: ci induca a più miti
consigli, a considerare la nostra nullità, a non insuperbirci.
Da
mattutino abbiamo iniziato il Ritiro mensile. Ha parlato il carissimo P.
Silvestro, vero cappuccino, un uomo santo, secondo il cuore di Dio.
Ci ha
parlato sul Giudizio nel modo che gli è proprio… Ho ribadita la mia idea:
essere semplici per piacere.
Ha
raccontato un mondo da aneddoti; fra tutti vorrò ricordare quello di Roberto
Dupè (?) e di S. Brunone. Per tre volte il morto gridò: per volere divino sono
stato condannato. Gli occhi del Papini?
Caro
Gesù, sono alquanto stanco… Ti amo! Leggerò qualcosa sul tuo amore.
16 dicembre 1962 Domenica III Avv.
Giornata piovigginosa…..molto triste. E’ venuto a trovarmi un
compagno della mia infanzia: nostalgia e ricordi. La mia felicità, però, avendo
ragione d’ogni sentimento, ha convinto il mio amico della bellezza della mia
vita e dell’importanza della mia vocazione.
[???]Molto loquace in pomeriggio: è andato tutto bene con l’aiuto
di Dio
17 dicembre 1962 Lunedì
Da non poco tempo, sovente mi stanco di studiare: non è una
semplice abulia, ma una vera e propria stanchezza mentale… Si diceva che il
quarto sarebbe stato facile per me: non sono intelligente come gli altri
pensano. La volontà ferma deve supplire molti vuoti e tenere tese tutte le
facoltà in un continuo lavorio intellettuale. Grazie a Dio, però, posso dire di
essere contento: prevedo che anche quest’anno, salve novità, me la caverò.
L’amore
per il dovere, ch’è amore di Dio, mi sprona a sostenere la battaglia, mi intima
di non cedere le armi: l’amore supplisce a tutte le cose.
Ho già
sbrigata la posta per Natale: ora sono tranquillo. La settimana prossima mi
voglio riposare alquanto per riprendere, con il nuovo anno, con più lena, con
più accanimento e spero con un risultato più appariscente.
Tutto, o
Signore, a tua gloria. Sei Tu, infatti, che mi hai fornito questi mezzi, Tu
elargito queste doti: che io sia sempre in un atto di ringraziamento e di
gratitudine al tuo cospetto.
La
liturgia c’immette gradualmente nell’attesa di Gesù: gli inviti si fanno sempre
più significativi, sempre più pressanti. Isaia tiene in cattedra e sbalordisce
tutti per la sua precisione: lo Spirito profetico di Dio non si sbaglia.
Ho
proposto di parlare pochissimo in questi giorni che mi separano dalla lieta
ricorrenza; voglio passare meditando [???] e per amare di più Gesù, mi voglio
sforzare di conoscerlo meglio. S. Girolamo fornisce una spiritualità in cui i
libri sacri, la sacra scrittura, il Vecchio e Nuovo Testamento siano i binari
della conoscenza per l’amore al Signore.
Forse
sotto questa visione, alla luce di questi pensieri è da risolversi il problema
che si agitava nella mente di Agostino: “Credo
ut diligam? Aut diligo ut credam?”. La storia si ripete: Gesù io ti amo
come ti hanno amato tanti altri umili uomini; umili e poveri, ignoranti e
deboli…
Gesù, come sono meschino a non amarti meglio, con più slancio, con
meno razionalismo. È inutile, se io non esco tutto da me stesso, è impossibile
che Tu venga pienamente in me. Se ci sei Tu nel mio cuore, non ci può, non ci
deve essere il mio io…
Comprendo,
sono abbastanza convinto di questa verità, eppure, quante miserie e tutte di
varie specie, di diversi generi.
Sono
superbo, o Signore; geloso perché non stimo sufficientemente gli altri, pigro
che non sempre salto dal letto al mattino, non solo, ma anche nell’adempiere il
divino ufficio: “maledictus homo qui
negligenter ad divinum officium attendet”.
Come
tremo, o Signore, ma non tanto però da non amarti. Il timore di Te può essere
buono, ma è sempre un amore incompleto; io, invece, voglio amarti totalmente
con tutto il mio essere: anima e corpo.
Gesù, questa sera mi sono incontrato con M. eravamo soli nel bagno
adibito a pediluvio: che pena per quasi un minuto. Ho pensato poi a Te ed ho
parlato. Indifferente è stato l’argomento, ma breve e chiara la risposta… poi
ha continuato da sé… aveva tanto da dirmi nel suo interesse e non parlava?
Grazie, Gesù!!!
Giacchè
siamo in argomento, ti dico cose già scritte, voglio ancora farti comprendere
la mia posizione.
Un tempo
ci volevamo bene… non fu un bene sempre serafico… insomma però ne avemmo
qualche giovamento per il futuro.
Poi egli
venne a Napoli: quando ci incontrammo, io sono molto superbo, fummo freddi
alquanto (io venni con questo proposito); considerando questo mio atteggiamento
iniziale scelse altri amici… il mio proposito era di migliorarmi… con il tuo
aiuto Gesù feci qualcosa.
Ora io
sono silenzioso e breve con tutti, specialmente con lui… egli ci soffre…
d’altra parte io non voglio intromettermi e distruggere la sua apparente
contentezza… forse a Natale gli chiarirò tutto.
Ora
stiamo così: quasi ci sfuggiamo, ma nel mio cuore gli voglio bene come a nessuno…
Gesù non
ne avere gelosia, mi sono appunto staccato da lui per unirmi a Te. Questi sono
i primi anni che mi comincio a lasciare dietro le spalle gli amici e a trovare,
quindi, consolazione in Te.
Ho
scritto quanto e cose che non volevo: perdonami e concedimi di amarti.
Maria, donami Gesù Bambino.
S. Francesco fammi amare la passione.
S. Luigi dammi di imitarti.
S. Teresina, sorella e maestra della mia anima, insegnami a piacere
a Gesù con le mie poche possibilità di creatura.
18 dicembre 1962 Martedì
Tra una settimana è Natale. È necessario prepararci con amore e
consapevolezza per accettare convenientemente fra noi il Divino Infante. Il
popolo è molto scarso in chiesa alla funzione serale che mi rapisce e mi
estasia. L’indifferenza del nostro popolo per quanto sa di sacro si accentua
sempre più. Speriamo che una ripristinazione [riforma] coraggiosa della
Liturgia e della disciplina ecclesiastica, valga a farlo riflettere sulla piega
che ha preso la nostra moderna civiltà.
C’è
bisogno di esempio ai giorni nostri. Maestri sono troppo rari: il clero,
d’altra parte, lascia molto a desiderare. Che lo Spirito Santificatore rende
efficace gli ammonimenti ed ammaestramenti del Romano e Sommo Pontefice.
Gesù, questa sera, per cause sconosciute sono abbattuto. Forse la
stanchezza, e l’ipertensione che mi fa respirare a stento, studiare con
difficoltà, apprendere con fatica. Non so. Anche la volontà di amarti si à
alquanto addormentata: mi sento tanto lontano da Lui, vivo fuori dall’ambiente,
sono straniero a tutti e a me stesso. Gesù! Se è necessario, se è utile alla
mia anima, questo stato di cose perduri continuamente. Ma se no, perché anche
Tu ti sei addormentato? Mi sento solo, totalmente solo… muto mi appare
l’universo e gli uomini; lo studio ha perso per me quell’attrattiva di una
volta, la mente in lotta continua con la volontà… ed io soffro perché così non
sono facilitato nell’amarti. È da pochi momenti che ho finito la scuola: a
pensare, a riflettere nuovamente a quest’assillo che mi tormenta, già soffro e
mi duole la testa… forse per stasera non studierò… in tutto, però, o Gesù,
amico mio amato, si compia in me il tuo volere. Non alzerò un dito, lo sguardo
alla tua croce, per implorare la liberazione da questo stato… No, io non
pregherò mai per me, ma per gli altri. La Madonna che è la tesoriera delle mie
miserie, le farà fruttificare in modo tale da ottenere il tuo perdono, il tuo
amore che l’unica mia aspirazione, l’deale a cui mi sono votato: vivere
d’amore.
Son
sicuro, abbastanza sicuro, che i sacrifici che Tu, infallibile fratello, compi
in me, procureranno ai missionari un sollievo ed ai peccatori un ravvedimento.
Insegnami ad assecondare più spesso facilmente il tuo pensiero d’amore in me
onde molte anime si salvino. La mia giaculatoria preferita resta sempre la
medesima: “Gesù, Maria, vi amo, salvate anime”.
Che
anch’io sia tormentato dal tuo “sitio” [???] e che la voce, il tuo richiamo
straziante abbia un’eco profonda in molte anime religiose, innumerevoli tue
amanti.
O Divino
cacciatore dei cuori, invia i tuoi strali al cuore dei fanciulli e delle
fanciulle, colpiscili nel loro più profondo essere e chiamali in un chiostro a
perpetuare il tuo sacrificio, perrennare
[rendere perenne] la Santa Adorazione alla tua presenza nel Tabernacolo. Siano
essi delle fiaccole viventi, dei soldati e delle ancelle del tuo tempio e che,
per loro intercessione, arrivino sulla terra più grazie, più benedizioni.
Gesù, so
bene che non sono le grazie, non le benedizioni che difettano a noi, ma è la
volontà che è fiacco, il cuore che si è indurito.
Si
aspetta il Natale per confessarsi e comunicarsi, eppure Tu scendi ogni mattina
su questa terra, Tu scendi per tutte le ore della giornata, quando ti si invoca
con le tue medesime, sante e benedette parole. E si attende il Natale, la
Pasqua… quale incoscienza, che ignoranza…
Perdonami, Signore degli eserciti, delle misericordie e delle
benedizioni… perdona a questa umanità, perdona a tutti, a me inutile tuo servo
al quale forse invano hai voltato il tuo sguardo, rivolto il tuo invito… pietà
e misericordia, o Signore!
19-20 dicembre 1962 Mercoledì - Giovedì
Ieri, mentre ero per mettere un po’ di nero su bianco, dovetti
vergare un pensierino per il Natale per un confratello… Non ebbi tempo di
scrivere alcunché.
La prima
parte di quest’oggi è stata alquanto triste… non ho saputo individuare le
cause, forse era il tempo nuvoloso.
Nel pomeriggio, il direttore mi ha designato per costruire il
presepe… c’è anche N.N., mi sto mostrando molto caritatevole sebbene egli ci
trovi qualche lieve difficoltà a rivolgermi la parola. Ho sorriso alle stelle
ad un comando datomi come un imperatore: ho ubbidito con un sorriso ed in
silenzio.
Mentre, una volta, avrei provato molto piacere a lavorare a fianco
suo, ora farei del tutto per esimermene… il mio cuore però, ogni tanto, tenta
di sopraffare la mia volontà e la ragione.
Nella giornata di ieri ho ricevuto insieme ad Antonio una lettere di
Vitiello, padre spirituale per adozione per fra Antonio, per simpatia per me.
Questi è un sant’uomo, un terziario che vive il francescanesimo integrale con
serietà e letizia: non mi meraviglierei se un domani dovesse fare dei miracoli.
Vorrei che le sue lettere fossero lette da tutti… è sublime. Ieri mi scriveva
di essere su una sedia, perché quasi paralitico, ma era felice di soffrire per
la salvezza delle anime, per recare un aiuto ai peccatori… molti borghesi ci
insegnano il distacco dal mondo ed il sacrificio. Forse un giorno pubblicherò
alcune delle sue lettere. Ha adottato una decina di aspiranti al sacerdozio ed
altrettante suore… ha avuto moltissimi dispiaceri, ma mai si è arrestato sulla
strada del bene, sul cammino della perfezione. Ama la Madonna ed il Serafico
con amore singolare: ascolta la messa e si comunica ogni mattina. È paziente,
non ha rispetto umano, è umile, è un eroe…
Gesù, ti
ringrazio perché mi hai fatto incontrare quest’uomo… forse senz’altro, anche le
sue preghiere hanno contribuito per il passato alla mia donazione completa, per
l’avvenire continuerà perché tu l’hai reso degno di soffrire qualcosa per Te.
So che egli ama il nascondimento e il sapersi ignorato, ma Tu dammi la
possibilità di additare a tutto il mondo quest’esempio sublime di uomo
evangelico del nostro secolo, il secolo XX, per tuo amore e per tua gloria. Il
lavorio dello Spirito Paraclito è stato intenso, continuo, laborioso, ma la
statua, l’opera d’arte è ormai per essere compiuta, dagli la forza di accettare
fino all’ultimo il tuo calice e di berlo con amore così come per tuo amore ha
patito e si è sacrificato… Gesù sorridimi dalla tua croce e santificami nel
nascondimento di questo chiostro: fa che scompaia agli occhi degli uomini e mi
immedesimi in Te.
O amico
del mio cuore, alimenta il fuoco sacro in me e che il tuo pensiero valga a
ricondurmi a Te, a sentirti a me vicino, a benedirti.
Ora
ritorno al mio lavoro… si avvicina il Natale, Mamma mia, quale dono chiederai a
Gesù per me? S. Francesco, S. Luigi, S. Teresina, ho in voi fiducia che
impetriate al Divino Paraclito la perseveranza finale ed il suo aiuto perenne.
Gesù, Maria, vi amo, salvate anime. S. Francesco prega per me.
21-23 dicembre 1962 Venerdì - Domenica
L’impegno
per il Presepe mi ha impedito, l’altro ieri ed ieri, di annotare qualche
pensierino.
Il
freddo è più intenso ed il sole si fa vedere a stento… si è a Natale. Si
respira come l’aria questa verità e uomini e cose sembra che abbiano cambiato
aspetto: Gesù è vicino e tutti si preparano a riceverlo. Tuttavia questo
trambusto non piace, vorrei che tutti attendessero in silenzio e con raccoglimento
il re della pace e dell’amore. È il mio temperamento che mi porta a desiderare
questo: Gesù, Iddio ha creato diversi caratteri ed è giusto che io mi unisca ai
più.
Sto bene
in “casa mia”, mi sento tranquillo, quanto più mi mantengo raccolto, tanto più
sono felice: Gesù è la felicità!
Forse io
resterei in eterno in silenzio a
contemplare certe bellezze… a contemplare il Divino Prigioniero nel
solitario Tabernacolo… il silenzio rivela molte cose inesprimibili. Ed è anche
suggestivo lasciarsi inondare dallo sguardo divino, essere l’oggetto ed il
soggetto di un soliloquio e di un colloquio da parte del Divino Paziente.
Intanto
con il Natale se ne va un altro anno… come passa il tempo… è pensoso lasciarsi
indietro un giorno e pensare che in esso non si è tracciata alcuna linea sul
libro della vita…
Se passa il tempo, come passa, significa che si avvicina la morte
e, con essa, il supremo ed ultimo redde
rationem. Ma noi figli della luce, che in essa operiamo e viviamo, non
dobbiamo temere Gesù che verrà non per condannarci, ma per premiarci… Speriamo
che ci dia il suo amore. Vivere minuto per minuto la volontà di Dio… e poi non
temere il suo giudizio, anzi questo costituirà per noi una gioia suprema perché
vedremo, attraverso esso, la gloria eccelsa di Colui che non amammo invano…
I volti
dei miei confratelli si aprono sempre più al sorriso che io e tutti mostro e a
tutti dono. Un sorriso fuga dall’anima l’espressione della nostalgia di fugaci
sirene e di fallaci sogni… un sorriso dona la calma e ci richiama alla dolce
realtà: amare Gesù, pensare a Lui nei momenti dolorosi e di prova…
Ti
ringrazio infinitamente, o Gesù, Signore e Amico del mio cuore, di questa forza
che mi elargisci facendomi sorridere a tutti indistintamente con la stessa
franchezza e lo stesso amore.
Adeguare l’amore all’essere delle cose….
La
filosofia del Rosmini innamora per la faciltà con cui raggiunge la metafisica e
comunica con Dio… Più di tutto affascina la sua vita di santo sacerdote: io non
ne dubito, giorno verrà che il suo amore per Cristo avrà la piena rivincita
sullo sterile intelletto e ad esso sarà concessa la gloria dell’altare.
Ma come
adeguare questo amore all’essere delle cose se tanti fattori negativi
influiscono sul nostro agire…? Studiare, quindi, imparare a discernere le cose
fallaci dalle eterne e in ciò servirsi massimamente dell’aiuto insostituibile
della grazia venuta a noi per i Sacramenti… Distinguere così l’essere delle
cose secondo una gradazione giusta sarà facile se non sempre piacevole e
dilettoso: non abbiamo da rimanere su questa terra…
Amarti infinitamente Gesù mio
Solo così posso in qualche modo adeguare
Il mio amore all’Essere della tua vita.
Gesù dammi forza di morire per Te.
24 dicembre 1962 Lunedì, Vigilia di Natale