5 febbraio 1962
Neve, neve da ogni parte.
Quel
brutto scontro mi ha infelicitato una giornata. Offro tutto a Te, o Signore. Ho
visto tanta gente, tutta cambiata e vestita a nuovo; voglio sperare che anche
internamente sia così.
Non ho
proprio voglia di scrivere; tuttavia la volontà si deve esercitare a fare ciò
che è utile. Non impiego tutto il tempo in lavori scolastici, ne serbo molto
per la lettura onde allargare la mia cultura. In questi momenti vorrei che
qualcuno venisse a tenermi un po’ di compagnia, ma ognuno ha da studiare.
Un tempo
sentivo di non aver bisogno di alcuna compagnia, ora si è risvegliato in me
l’antico e forte impulso di affezione… Debbo usare violenza contro me stesso… O
mio Dio, dammi la forza di resistere e di continuare nel mio santo lavoro. La
tua assistenza, o Maria, in questi giorni, mi è estremamente, come sempre,
necessaria.
9 febbraio 1962
Va come dardo il tempo!
Ho
rivisto il ‘mio’ missionario: è felice, come sempre, chi sa se un giorno potrò
raggiungerlo. Partirà mercoledì, altri quattro giorni…
Mi sento
tanto legato a questa terra, agli amici, ai parenti… chi sa perché. Ho finito
di leggere da poco i “Dialoghi delle carmelitane”. È un libro che debbo
approfondire e mettere in pratica.
O
Signore, dammi la forza di essere me stesso, con me e con gli altri. Frattanto
sento nel corridoio un andirivieni: c’è qualcuno che soffre, come vorrei
consolarlo! Essere più buono, diventare migliore, ecco il mio lavoro. Mi sento
vuoto come una zucca e vorrei scrivere tante e tante cose che non la finirei
mai. Dubbi, timori, angosce, incomprensioni, il mio cuore è un caos. Oggi ama
ciò che ieri odiava e domani tutto all’opposto.
Fino a
quando, o Signore? Che pena riempire questa pagina.
13 febbraio 1962
E così passano inosservati i giorni. Chi sa se nella mia vita amerò
veramente qualcuno o qualcosa.
Certo mi
sento abulico, troppo distaccato, per legarmi di amicizia con qualcuno. Debbo
respingere in malo modo più di uno per fargli capire che non posso, non devo
dedicare le mie cure o le mie apprensioni a nessuno: il mio cuore deve unicamente per Lui.
O Gesù,
dammi questa forza, ispirami tanti santi desideri e liberami dalle inutili e
vane chiacchiere dell’amicizia.
Forse
debbo essere sempre duro a questo riguardo e non cedere per nessuna ragione.
Molte volte, si comincia col “Credo in unum Deum” e si finisce con la
“resurrezione della carne”.
Dammi, o
Signore, di passare tra i confratelli quale angelo di pace e di amore; fa che
li ami tutti indistintamente e che sia sempre pronto a soccorrerli nei duri
travagli della nostra esistenza. Quante lacrime nel mondo: tradimenti,
abbandoni, ingiustizie, gelosie, inganni, ecc. È difficile passare nel fango
senza sporcarsi, tanto più quando manca la Grazia del Signore, che è luce che
brilla nelle tenebre.
19 febbraio 1962
Sono
stato a Napoli; ho visto i missionari che partivano. Mi sono commosso. Chi sa
se avrò il coraggio di andare anch’io tanto lontano: li considero degli eroi.
Erano tutti miei intimi amici. Specialmente Ubaldo: che bravo ragazzo, non l’ho
visto mai alterato ed era molto semplice… si farà onore e farà onore all’Ordine
e alla Chiesa. È stato commovente l’addio ma essi erano tranquilli e
apparentemente sereni. A cosa si pensa in quei momenti? Scriverò a fr. Ubaldo e
me lo farò dire. Santi momenti quelli e a dire che anch’io l’ho sperato un
giorno. Andrò anch’io in quelle terre? Mi affido a Te, o Signore. Nel caso
dovessi andare dona coraggio a me
e ai miei parenti, non farli
soffrire molto, e poi portami dove vuoi, perché ti seguirò dovunque.
Ancora
debbo inoltrare la domanda, perché voglio pensarci a lungo e seriamente. Dovrò
professare solennemente e forse in quel giorno presenterò la mia petizione. Ora
che scrivo i miei fratelli sono in alto mare… Hanno già scritto da Genova… con
‘nostalgico ricordo’… Benedicili Signore. Grande è l’impresa cui hanno posto
mano. Ma non sei Tu con loro? Assistili, incoraggili, sii sempre con loro. Un
giorno, forse, proprio essi mi accoglieranno in quelle terre lontane. Ubaldo,
Cristofaro, Francesco: vi amo, aspettatemi e pregate per me. Io propongo… ma i
Superiori, Iddio dispone. E nell’attesa, prego con la speranza di rivedervi.
Sto nelle tue mani, Signore.
23 febbraio 1962
“Suona una campana, canto di
malinconia…”.
Fa
freddo stasera, Signore… il mio cuore muore di freddo…Nevica… i miei affetti si
spargono come rose… Eppure avevo promesso di pensare solo a Voi, di conservare
il silenzio del pensiero, della lingua, del cuore. Ma forse il male sta nel
manico… unico colpevole sono io… e chi potrebbe essere? Aiutami a sopportarmi,
Signore… Dove cadrò? Queste continue domande
rivelano il mio stato di incertezza e la mia interna inquietudine. Non
amo il Signore abbastanza e mi stanco presto nell’osservanza della sua legge.
Non posso stare più in queste acque… debbo cambiare clima e situazione. Debbo
comportarmi meglio… Senz’altro, fra giorni, scriverò al mio Direttore
Spirituale. La mia situazione non mi sembra tanto impossibile, ma tuttavia
debbo essere più energico e fattivo. Presto mi entusiasmo di una idea, ma non
la seguo per lungo tempo… Forse dovrò leggere un solo libro…
La mia
esperienza nel campo scolastico ed estivo con i suoi riflessi sulla vita
interiore, mi dovrebbe insegnare qualcosa. Quanta fatica a scrivere questa paginetta.
Eppure son tre giorni da che non scrivo… Avrei tanto da dire… che farò questa
sera? Pongo ai tuoi piedi, o Signore, tutte le mie pene e le mie mancanze,
accettale quale dono del tuo ultimo servo. Benedicimi e fammi perseverare nella
vita interiore.
Controllo,
santo controllo! Voglio diventare… voglio impazzire, ma Te debbo amare,
Signore.
Solo
nel mio cammino,
vorrei
a me vicino
la tua mano
o Signore. Mi sia
guida nel presente sentiero,
illumina il mio avvenire,
mi doni pace e requie per
il passato.
La speranza,
o Signore!
La fede, mio Dio.
La carità,
mio Redentore.
26 febbraio 1962
Rev.do Padre,
invano
ho atteso una vostra visita, tuttavia desideravo e temevo nello stesso tempo il
momento in cui vi avrei incontrato. Fra sei mesi dovrò emettere i voti solenni
e non mi sento tranquillo.
Passo
ogni giorno tra timori ed angosce senza fine. Subisco degli alti e bassi
eccezionali. Già il fatto che questa crisi sia venuta durante l’anno scolastico
è indice che molte cose in me non vanno
bene… di solito soffro di più nei mesi estivi. Ho tirato i freni e mi sono dato
ad una osservanza alquanto intransigente… ma mi sono sentito male fisicamente:
o debbo tornare indietro o debbo modificare l’osservanza.
Non
riesco a pensare continuamente a Gesù e
molte volte al giorno, nonostante i reiterati propositi del mattino;
manco contro il silenzio mentale: penso ad altre cose, - studi, rivista,
avvenire, missioni - , invece che a Gesù; manco contro il silenzio della
lingua: parlo di argomenti non riguardanti Gesù; e ancora contro il silenzio
del cuore: non amo Gesù! Sono molto angustiato per queste continue cadute…
forse alla base c’è la mia superbia…ma io ne soffro molto, e non di rado mi
vengono dei conati di pianto.
Gesù è
morto per me ed io non so offrirGli niente! Mi sento tanto legato a questa
terra, agli amici, ai libri, agli studi: chi sa quale condanna mi darà il
Signore… ho studiato tante volte semplicemente per sembrare più dotto…
Mio
carissimo Padre,… quanti misteri divini mi circondano…, quante cose vorrei
dire, ma che non so esprimere…: Non vorrei essere un fallito: Gesù mi ha
chiamato tra i Cappuccini e voglio diventar santo… ma come mi riesce difficile!…
Di notte
mi sveglio di soprassalto, mi vorrei buttare dal letto e invocare il Signore
perché mi perdoni, ma la pigrizia mi vince e resto a riposare.
Il
Signore mi ha dato la febbre del Suo amore e io piango notte e giorno, perché
non riesco ad amarLo… aiutatemi Padre, voi che mi avete iniziato a questa vita.
Può darsi mai che il mio carattere tenda alla vita contemplativa?
Ogni
cosa che faccio per il Signore mi sembra poco e non sono mai contento… forse
perché nella mia preghiera non sento il Signore che molte volte chiamo ad alta
voce, essendo solo in coro, e non avendone risposta alcuna, mi dispero. Ma il
Signore ha risposto a poche anime privilegiate.
Figuratevi,
questo continuo assillo, mi ha portato ad un esaurimento parziale,… ma non
voglio sospendere gli studi… meglio morire sulla breccia…Da molto tempo non mi
confesso più ogni settimana: la Confessione, non avendo dato per la mia
trascuratezza i suoi frutti, mi sembra un Sacramento sciupato. Qualche volta ho
fatto passare perfino 21 giorni tra una confessione e l’altra ma non ho
lasciato mai la Comunione.
Forse il
male sta appunto qui? Io non credo. Ho tremato quando ho letto questa frase:
basta una sola Comunione per fare un Santo: io mi comunico ogni giorno e non lo
sono.
Perdonatemi
Padre, io mi vorrei allontanare da tutti ( anche fisicamente) per ritornare a
tutti dopo essermi innamorato del Signore. È sempre la stessa idea che mi porta
alla solitudine […].
Rev.
Padre, abbiatemi presente nelle vostre orazioni come io tengo voi; fate pregare
i novizi per me. Che cosa mi chiede il Signore?
Vorrei
essere la pasta ben preparata a ricevere il lievito della sua grazia; il
terreno fecondo che produca il cento per cento. Una volta il Signore mi ha
chiesto il sacrificio della mia vita… io non feci per paura di non donargliela
totalmente.
Io prego
per gli altri; per me chiedo solo la perseveranza e la calma, la benedetta
mitezza. Non mi sento di fare una vita mediocre, e, forse, questo voler andare
fuori dall’ordinario, mi procura abbattimenti e cadute.
Se non
vi è possibile venire, credo che non sia il solo a desiderarvi, degnatevi di
inviarmi per mio conforto poche parole tracciate di vostra mano, attinenti a
quanto espresso. Che possa avervi mediante esse sempre vicino e possa,
soprattutto, seguire il vostro consiglio che per me è comando di Dio.
Invocando su di voi il favore divino,
vi bacio la mano.
In s. Francesco: Luigi
da S. Prisco, Domini canis.
28 febbraio 1962
Grazie, mio Dio!
È venuto il P. Tommaso, mio direttore spirituale, a cui ho fatto
leggere la lettera a lui indirizzata, ma non inviata per la sua venuta. Vorrei
avere altri pensieri per la testa, per esprimerli su queste bianche pagine.
Mi ha
tranquillizzato: il mio travaglio, così mi ha detto, è il tangibile argomento
che amo il Signore . Speriamo.
Veramente
debbo diventare migliore. Non debbo attendermi di diventare un grande santo:
sulla terra non tutti possiamo essere dei S, Francesco, dei S. Domenico, dei P.
Pio, ecc.; quando il Signore vuole dei santi come questi, li suscita lui stesso
nella Chiesa. Io debbo preoccuparmi soltanto di amare il Signore: l’altro sarà
superfluo. Amare Dio nelle piccole cose, Iddio non è un tiranno, ci ama e a noi
chiede soltanto lo sforzo quotidiano
verso la perfezione. Il venerabile frate minore fr. Michelangelo amava il
Signore con una semplicità straordinaria: parlava in dialetto e quando il
Signore non ascoltava le sue orazioni, ricorreva per la scorciatoia, per la
Madonna e otteneva tutto. Ida Molinari chiamava Iddio papà.
In
quanto poi al silenzio mentale, ha detto il Padre, me ne posso stare
tranquillo: nel tempo dello studio, devo studiare.
Il P.
Spirituale durante la prigionia si era affezionato tanto alle agiografie da
preferirle allo studio del latino e della filosofia: in questi studi gli
sembrava di non amare il Signore. Ma un giorno lesse una cosa simile nella vita
di S. Ignazio di Loyola. Anche S. Ignazio aveva le stesse preferenze, ma un
giorno si accorse che ciò era una tentazione
del demonio: omnia tempus habent. E S. Paolo lo dice espressamente: sia che
mangiate, beviate, dormiate, tutto fate per amore del Signore. Basta di per sé
l’intenzione remota, quando ci si
ricorda, la prossima.
Il Padre
mi ha raccomandato molto l’umiltà… dammi, o Signore, di essere l’ultimo di
tutti; dammi l’umiltà vera, soda. Non farmi ingannare i confratelli e i
superiori. Mi debbo guardare da una certa superbia spirituale e lavorare
seriamente.
S.
Teresina riteneva che ogni tempo che passa, ci porta via qualcosa… specialmente
quando manca la grazia del Signore. Per la Confessione, si può supplire a
tutto, alle mie idee cioè, con una preparazione davanti al SS. Sacramento e
quindi accusarsi dei peccati passati e attuali. Da parte mia è necessario:
1. Osservare le Costituzioni su questo punto.
2. Vedere nei confratelli Gesù: amarli, servirli, stimarli.
3. Convincersi che Dio vuole da noi solo amore: la perfezione non
consiste in ciò che si fa, ma nel modo in cui si fa: è l’intensità che vale.
Via le preoccupazioni quindi: essere in certo qual modo contenti di quel che si
dà non è male, ma giustizia.
4. Affidarsi alla Madonna e ripetere la Consacrazione.
Voglio amarTi, o Mamma, vegli Tu sul mio cammino, sii Tu la tesoriera dei miei travagli, custodiscimi
e guidami nella via voluta da Dio. Sono un povero bambino, senza tetto e senza
letto; sotto il tuo manto voglio ripararmi e sul tuo seno riposare. Tu bene sai
come i nemici spirituali mi circondano e mi seducano; sii la mia difesa e la
mia vittoria. Al tuo fianco non temerò niente. Tu sei la benedetta fra le donne
e fra queste mi sei madre, perché sono fratello di Gesù. Tu ispirami santi desideri
e perori la mia causa presso l’Altissimo. Tu sai ciò che voglio, perché ogni
Madre intuisce i desideri del suo figlio.
Benedicimi e dammi il tuo cuore e il tuo amore.