31 dicembre 1961- 1 gennaio 1962

 

L’ultima volta che ho scritto sul vecchio quaderno è stato quasi due anni addietro: il giorno della professione. Assillante è stato il pensiero che mi suggeriva continuamente di riprendere il quaderno tra le mani, ma ho sempre resistito come ad una tentazione. Sono molto superbo e potevo scrivere per me… Ora ho deciso di bruciare ogni anno i quaderni di diario e così potrò scrivere più liberamente.

Nei mesi trascorsi ho avuto grandi soddisfazioni e grandi umiliazioni. Mi sembra, tuttavia, di essere progredito alquanto. I punti su cui batterò durante quest’anno saranno i sentimenti verso i confratelli; mi sforzerò di sviscerare l’opera omnia di S. Giovanni della Croce e di mettere ,soprattutto, in pratica i suoi insegnamenti. Un caso penoso della mia vita passata, caso che mi ha fatto tanto bene e mi ha anche illuminato sul senso dell’amicizia, è la nota che porterò sempre solo nel mio cuore. Questa innocente esperienza mi è servita a preferire il meglio al comune; l’ottimo al buono; il Creatore alla creatura […]. Voltiamo pagina e non ci pensiamo più.

Chiudo l’anno 1961 con l’invocare il perdono dal Signore, perché m’illumini per l’avvenire e mi dia una forte volontà per agire rettamente e secondo la Sua Volontà.

Faccio conto di studiare molto la Scrittura Sacra e altri libri spirituali. Mi accorgo di andar lasciando il lirismo e quindi il Leopardi e di avvicinarmi sempre più all’oratoria. Imparerò anche la stenografia e l’inglese e, sempre con l’aiuto del Signore, scriverò a macchina, così potrò catalogare i numerosi appunti.

Dammi, Signore, per norma di vita i tuoi Comandamenti e li ricercherò sempre. Dammi i tuoi lumi; approfondirò allora lo studio della tua legge e l’osserverò con tutto il cuore. Conducimi per i sentieri dei tuoi precetti, perché vi trovo il mio contento. Piega il mio cuore verso la tua volontà e non verso la cupidigia dei beni terrestri. Distogli i miei sguardi, ché non vedano le cose vacue, e fammi vivere nella tua legge. E venga su di me la tua misericordia.

Mentre scrivo  combatto la forte tentazione di voler bruciare anche queste poche pagine e di dare un addio ad ogni cosa. È da qualche minuto che ho bruciato con le mie mani il diario del noviziato.

Un pensiero mi gira nella testa: perché ti affatichi tanto a scrivere diari, a fare sacrifici, ecc., cerca, invece, di amare direttamente il Signore e non curarti dei mezzi. Ma … come arrivarci?…

Aiutami, o Signore, sono circondato da nemici e nell’interno e nell’esterno: vegli tu sul mio cammino e rendimi sicuro della meta.

Nella mattinata  mi sono affaticato a consolare un confratello; non so se ci sia riuscito. Ho dato a lui un mio libro: “Resta con noi, Signore…” e mi dice che la lettura gli sta   facendo del bene. Speriamo che ritorni in lui la pace e il Signore.

 

 

2 gennaio 1962

 

Questa mattina, appena saltato dal letto, ho avvertito dei conati di pianto. Non so per quali ragioni. Mi accorgo, però, di soffrire nella solitudine. Non avverto più la presenza del Signore; il Signore si è ritirato da me. Tuttavia mi sono domandato: perché quella fanatica nostalgia? Ma  non ho visto alcuna colpa. La coscienza non mi rimprovera alcunché. Era vero che non mi confessavo da tempo, ma mi sentivo in grazia del Signore. Ho lasciato che gli altri facessero del chiasso, io muto, solo a pensare.

         O mio Gesù, sei o non sei nel mio cuore?

          Se ci sei, perché non ti fai sentire?

          Se non ci sei, perché non vieni?

Ma, forse, sono io che non so scorgerti tra tante preoccupazioni… Non mi trovo un momento libero e a sera, quando vorrei addormentarmi nel suo seno, mi prende il sonno… E così a un giorno segue l’altro, senza posa e.. e senza riposo per me. Aiutami, o Gesù, e liberami dalle mie passioni. Dammi di scorgere dove manco e che mi possa ristabilire con una autocritica spietata.

 

 

3 gennaio 1962

 

Mai come quest’anno, non ho avvertito per nulla il clima natalizio. Eppure, Gesù, tu sei disceso nuovamente nel mio cuore. Io non so più parlarti, e non so udire la tua voce: perciò tu te la dormi beatamente e sei felice anche senza di me. Ma io, o Signore, ti cerco; ti voglio sentire ancora per non lasciarti più. Esaudisci la mia povera preghiera e accetti i miei sospiri. Lavoro intensamente su me stesso… ma senza profitto. Tuttavia, molte volte,  mi sorprendo a recitare giaculatorie, a invocare l’aiuto del Signore. Voglio vivere la vita dei salmisti e dei profeti: vivere sempre alla presenza del mio Dio e invocare costantemente il suo aiuto. Presto la massima attenzione all’Ufficio, al senso letterale, e mi accorgo che ogni salmo è una supplica incessante, rinfrancante per la mia anima travagliata dalla solitudine. Non so se mi trovo all’inferno e nella “notte”, di cui parla S. Giovanni della Croce; ma mi sembra di essere più di là che di qua. Cristo, non vedi l’angoscia del mio cuore? Non ti chiedo consolazioni, ma solo perseveranza, quella perseveranza che ogni giorno invoco all’ora nona. Staccami da tutti, soprattutto da me stesso.

 

 

4 gennaio 1962

 

Era utile ciò che ho fatto, ma non necessario. Ho pulito un po’ la cella, dove mi ha posto la s. obbedienza e nella pulizia ho infierito contro le inutilità dei miei scritti e ne ho fatto un bel falò. Sono andato a passeggio e mi sono sorbito quel compagno importuno con poca pazienza. O Signore, ti offro, in questo istante, tutte le mie azioni dell’anno in corso. Ho scritto poche righe per far rinsavire un confratello. É stata carità o ostentazione?  O Signore, non mi riconosco più. I sogni sono una cosa, la realtà un’altra. È possibile mai che non riesco a dominarmi? Certo la realtà mostra di sì. Quanto sono irascibile! Ne scampa chi può! Gesù, te lo dirò sempre, non mi chiamare importuno, rendimi Te stesso; esaudiscimi, fammi progredire nelle tue virtù. Crocifiggimi con le tue ispirazioni e non mi abbandonare finché io non mi addormenti sul tuo cuore e Tu nel mio.

 

 

5 gennaio 1962

 

La scuola mi frega. Mai durante lo studio penso a Te, o Signore. Come mai posso aspirare alla tua amicizia se io non penso che poche volte a Te? Ahi! Povero me. Nell’Imitazione di Cristo è scritto che giammai devo aprire un libro per sembrare più dotto. Povero me. La mia anima è a brandelli: io non ho guadagnato niente con tanti anni di studio. Poche volte ho offerto il lavoro al Signore. Come farò? Te lo offro adesso, o mio Dio. Sovvieni tu alle mie deficienze e fammi capire che io non sono nulla, che valgo nulla, che merito nulla. Quale presunzione, o Dio, se avessi fatto ad altri le grazie a me elargite, quanti santi in più sulla terra. Accetta la mia offerta, cioè le mie mancanze, i miei falli, le mie gelosie, le mie invidie, il mio arrivismo. Quali doni per l’Epifania! A domani, o Signore!

 

 

6 gennaio 1962

 

Continuo a dettar leggi  ad un confratello che mi chiede come agire in quel caso penoso. O Signore, ti ringrazio delle pene che ho patito per l’amicizia umana; ora, con un po’ di esperienza, posso sollevare e consolare. Come benedico quel tempo in cui, invece di riposare, divoravo dei libri: la scienza e la carità  sono figlie di Dio. Con quanto amore l’Ecclesiaste invoca la sapienza del Signore! Lo studio mi può portare in Paradiso e anche all’Inferno; tutto sta nell’intenzione. Ho girato mezza Avellino in questo giorno. Povero mondo… che via vai di gente… che corre tutta alla follia. Incoscienti che si adattano a questa dimora  come dovessero viverci per sempre. A quando, Signore, la mia ora.

“Improvvisa mors, clericorum sors!”. Scampami da una tale disgrazia o, almeno dammi di vivere come se dovessi morire ogni istante: cotidie morior…

Ho abbandonato il gioco della tombola per consolare un mio confratello… Come è brutto l’odio e come fa soffrire. Anche tra noi religiosi sorgono delle gelosie, dei contrasti, che qualche volta durano a lungo. O Signore, fa di me uno strumento della tua pace.

 

 

7 gennaio 1962

 

“Chi  resta ancora a letto dopo la sveglia, riposa in seno al diavolo”. Che sonno stamattina! Ma la fisarmonica è suonata e bisognava andare. Gesù, ti offro tutte le preghiere che recito  sonnecchiando, tutte le azioni  compiute con distrazione e poca voglia.[…] . Così il tempo della Nascita e dell’Epifania è passato. Come vola il tempo, o Signore! Potrei salvare ogni minuto un’ anima e non lo faccio…come sono trascurato, sopraffatto e sepolto da mille e mille inezie futili.

O Mamma, credi tu che mi sia dimenticato di Te? Non vorrei far prevalere i sentimenti, il pietismo, sulla pietà , soda, cristiana, evangelica. Custodisci i miei sentimenti e sii per me la mia tesoriera. Per le tue mani  miracolose, tutto arrivi alla SS. Trinità nel cui splendore tu appari Regina.

O Spirito Santificatore, dirigi tu  i miei affetti e ispirami con i tuoi lumi il tuo amore. Amore fattivo, convinto, sincero, costante. Conosci il mio travaglio: non chiedo consolazioni, ma perseveranza. Che possa resistere fino alla fine, quando a Te piacerà chiamarmi al tuo convito d’amore, in cui tutto si risolve e si stabilisce eternamente.

 

 

8 gennaio 1962

 

Sei Tu, o Signore, che soffri nella persona del mio fratello. Perché noi creature ci leghiamo da noi stessi con catene che poi non sappiamo spezzare? Non sempre la volontà può ciò che vuole: vi sono degli impulsi che non soffrono coercizioni e quindi si cede…Quanto mi fa pena quel confratello! Anch’io sono passato tante volte per simili avventure e non sempre ne sono uscito immune. L’ultima ha rappresentato per me una Waterloo: sconfitta totale. Spero che, con il tuo aiuto, Signore non possa legarmi mai più a persona umana, sia la più santa e nobile di questa terra. Che la mia esperienza, avvalorata da quella degli altri, mi porti a rompere i ponti con ogni vivente: debbo distaccarmi da tutti per avvicinarmi a tutti, scrivevo tre anni fa…

Il dovere non ha per me quel fascino che trasforma ogni lavoro in gioia; non ancora sono arrivato a tanto. Penso solo allo studio personale; per esso sono capace di sacrificarmi al cento per cento… ma, quanto ad altro, tabula rasa, vix vix. Non potrò stare eternamente in questi stati di titubanza e di scoramento… Ci vuole calma per agire e a me questa dote manca assolutamente. Un impulso primitivo mi spinge a volere quanto mi sembra utile, senza riflessione… inutile ogni proposito. O Maria, fiducia mia, pensaci Tu!

 

 

9 gennaio 1962

 

Questa sera, la mia anima è a brandelli, o Signore.

Tu eri ammalato, mi hai mandato a chiamare per tre volte e io non sono venuto. Chi sa perché! Anch’io quand’ero a letto, o Signore, desideravo ardentemente che qualcuno venisse a salutarmi, a sollevarmi… aspettavo uno in particolar modo… ma la notte veniva ed io mi alzavo a sorvegliare i miei pensieri. Com’era terribile restare là, solo, muto… anche il libro mi mancava, Signore. E mi lamentavo con Te… Ora ho fatto penare un altro della mia stessa pena, ma son crudele… Non so come mi abbia accolto, ma certo mi ha benevolmente rimproverato: tre volte ti ho chiamato e tu non sei venuto. Tre volte chiamasti Samuele nel cuore della notte e sempre, per te volte ti rispose: eccomi, o Signore parla, il tuo servo ti ascolta… Non sono più l’innocente Samuele che cresceva all’ombra benefica del tuo Santuario… ma lo voglio ridiventare… Un’altra volta che mi chiami, trasportami Tu verso l’infelice, privami della volontà e agisci Tu al posto mio. Questa è stata la giornata due volte Waterloo. Anche il Rosario se ne andato così… Accetta, o Signore, la mia preghiera, sublimata nelle tue mani e offrila all’ Eterno. Che sono quei propositi alteri e presuntuosi? O Signore, aiutami a morire, aiutaci a morire, prima di mentire.

 

 

10 gennaio 1962

 

         Nubi all’orizzonte e pioggia nel mio cuore.

Non sono contento di me stesso… Mi manca la santa perseveranza e la calma. Mi sorveglio a lungo, resisto, ma cado all’improvviso. Ho resistito a quella terribile tentazione… forse senza frutto…Mio Dio, perdonatemi. Instabile come le onde del mare… oh, benedetta lingua. Come scappa il tempo. Invecchio poco a poco senza frutto. Lancio tuttavia nuove basi su cui spero di poter costruire il mio castello spirituale. Mi alzo sempre con nuovi conati di pianto… rimpiango il tempo perduto e che non posso giammai riguadagnare. Suona l’orologio della torre ad ammonirmi…I propositi del mattino se ne volano come foglie al vento. Alla minima occasione cedo… la volontà non mi sostiene. La mia angoscia non è sincera, perché non richiama il Signore nel mio cuore. O salita al Monte Carmelo, o notte oscura dei sensi, come sarete terribili ancor voi; ma in voi voglio entrare per unirmi al mio Diletto, per far di me uno scudiero del Re celeste, per servirlo e amarlo per quanto mi è possibile. È nella persona del mio fratello che debbo vederti… in lui amarTi, lodarTi e benedirTi, perché nel prossimo sei Tu, vivo e vero, o Cristo Gesù. Non mi scacciare dalla tua presenza o, peggio, dal tuo tempio, e custodiscimi nel tuo seno paterno. Aumenta il mio amore e la mia fede…

 

 

11 gennaio 1962

 

Ti ringrazio, O Dio, hai aperto nuovamente i miei occhi alla luce del sole e il mio cuore al tuo amore.

La Meditazione è la vita, il cibo dell’anima. È  nella meditazione che odo il singulto del Cristo e le sofferenze atroci di Maria. O Signore ti offro quelle gioie che mi vengono dalle preghiere e da ogni esercizio spirituale. Custodisci i miei sensi e inchiodami sulla tua Croce. Donami il dolore e il patire conforme alle mie deboli forze e tale cibo sia il mio ristoro. Solo nel tuo ‘segno’ c’è vita, vita che mi consente di crescere nel tuo amore e di spogliarmi di tutte le vanità terrene. Addio oggetti cari… vi lascio con dolore per acquistare un Bene maggiore, l’unico bene, il solo Bene. “Dammi i tuoi lumi, approfondirò allora lo studio della tua legge e la osserverò con tutto il cuore”. Quali misteri racchiude in sé la Sacra Scrittura! Tutto ha un significato per il credente: la nube del deserto, la manna del cielo, l’acqua della roccia, il serpente, i tre pani richiesti all’amico. Mi sveglierò di notte, o Signore, e ti loderò dal mio giaciglio. Tristi tempi son questi: la tua legge non è più osservata, i tuoi precetti dimenticati, anche i tuoi ministri ti hanno tradito. Perdonali, o Signore, perdonami.

Crucifiggimi sul tuo letto, o Signore, e benedici i miei amici.

 

 

12 gennaio 1962

 

Vorrei essere un Sacerdote che prega e soffre, esaudiscimi, o Signore. Sarebbe sicuro secondo il tuo cuore quel tale che santifica ogni azione. Eppure non sempre con la preparazione prossima, cosicché mi debbo accontentare di quella remota. Ogni mattina, o Signore, ti offrirò ogni mia  giornata, prospera o avversa, secondo il tuo cuore o meno.

Riuscirò nei miei intenti? Diventerò quel frate silenzioso e ritirato, pieno di carità e comprensivo con tutti? Nelle tue mani, o Dio, affido questi miei desideri e spero di attuarli con il tuo aiuto. Gionata scialba quest’oggi…comincio a perdere il controllo e con questo il fervore. Mi tengo ritirato, però, quanto più posso. Non riesco a scorgere la causa del mio travaglio. Mi sembra di essere in una gabbia di ferro, rinchiuso e solo, lontano da tutti. Mi vado cambiando… divento assoluto con me stesso. Cerco di fare tutto con maggiore convinzione e amore. Ma non mi sento tranquillo; c’è qualcosa che non va…

Dammi lume o Cristo benedetto; non ti chiedo di privarmi di queste misteriose benedizioni, ma solamente e unicamente la santa perseveranza per la quale si perviene a Te per diretto cammino. Dignare Domine die isto, sine peccato me custodire.

 

 

13 gennaio 1962

 

Rosso di sera, buon tempo si spera: amen!…

Che spuntino per me giorni migliori.

Ritiro mensile… La fede.

La fede è un dono gratuito di Dio.

L’indifferenza è fatale per ogni spirito. Davanti    a Cristo non v’è via di mezzo: o tutto o niente. O Gesù, perdonami, non ti ho dato ancora niente. Quando mi convertirò al tuo amore? La pioggia di grazie mi ha soffocato ed io non ne ho riportato alcun giovamento. Mio Dio, accogli i miei sospiri e il mio penare. Mi sento triste, una tristezza che sfiora la disperazione… Perché. Perché?

Non amo il Signore… non pratico i suoi comandamenti, non amo i miei confratelli… a che cosa mi sono ridotto!. Dal profondo dell’ animo, grido a Te, mio Dio, svegliati, vieni a soccorrermi; non vedi che le passioni mi soffocano e gli spiriti del male vengono alla mia conquista? Su, è ora, rendimi migliore; non ce la faccio più, o sì o no; ma Tu puoi tutto… convertimi, pigliati la mia volontà ribelle e santificami.

Come farò io? Madonna mia SS.! Quali furono i tuoi dolori? Oh, se il penare è questo, ne morirò ben presto. Gesù, perché io non ti amo? In che cosa manco? Parce mihi!

 

 

14 gennaio 1962

 

“Sempre a Te vicino, Mamma, vivrò la mia promessa”

         E son  dieci! Fin quando, mio Dio?

Sono nelle tue mani e in Te confido. Oggi è domenica…

Resisterò a tutte queste prove? Me lo auguro. Le giornate mi sembrano vuote e senza senso… eppure ho ripreso gli studi, ma senza profitto. Non sto in forma e perdo personalità e reputazione. Dovrei, anzi potrei fare… e non so sfruttare il tempo…Anche gli studi non sono stati per me troppo soddisfacenti, sebbene abbia raggiunto la sufficienza totale. Non mi sento tranquillo…debbo provvedere diversamente… così non posso andare avanti.

Cosa mi succede non so; tuttavia non mi sento nel mio mondo, forse finirò di scrivere anche queste cose e così darò un addio a tutti e a tutto. Mamma mia, che mi sta venendo? È arrivato il tempo di soffrire? Eccomi, ma sii anche Tu al mio fianco, o almeno dammi di ripararmi all’ombra dei tuoi rami. Infuria intorno a me la tempesta e la pece si impiglia sempre più al mio abito.

 

 

15 gennaio 1962

 

Sto forse diventando scrupoloso?

Da mattina a sera mi assilla e mi tormenta come un tarlo roditore, il pensiero della perfezione. Non  impiego forse tutta la volontà e l’intelligenza nell’applicarmi ai problemi spirituali. Forse debbo abbandonare gli studi, sono deleteri per me. Non cerco Iddio nel mio lavoro, ma solo me stesso. Come è sorto questo problema? È venuto da solo o sono stato io ad impormelo?

Organizziamoci: chiederò preghiere ai confratelli, imporrò alla volontà di non essere troppo applicata su tante questioni che non mi interessano; aspetterò qualche tempo e se non verrà un miglioramento scriverò al P. Tommaso. Non vorrei scrivere a questo punto, perché il P. Maestro si può precipitare da queste parti, forse senza ragione. Sarà una mia ‘forma mentis’? Non me lo auguro, preferisco le cose vere alle astratte.

Che fanno i miei compagni? Soffrono una simile cosa? Mi pare di no. Liberali, Signore, da simili intimi travagli e che essi ti amino come Tu desideri. Si vede che la mia gioia non è vera gioia… basta guardarmi in volto: è vero che ho pianto? Così ha detto quel tale… Ti amo, Signore…

 

 

16 gennaio 1962

 

         Forse morirò presto non attuando i miei sogni.

Mi sembra di essermi già accusato una volta di volubilità. Comunque lo faccio adesso: la  volubilità  in me è il frutto del mio sempre latente pessimismo che mi porta ad un quasi spirito di contraddizione. Non so come agire in certi casi difficili che mi si potrebbero presentare…li risolverei alla men peggio, forse senza trovare la vera soluzione. Quando serpeggia nel mio essere quella “vis activa” che vorrebbe eliminare i miei avversari (sic?!) perdo la volontà e il controllo: non sono più io.

Sono lontano dalla mia meta… forse è scomparsa per sempre dal mio orizzonte… e sono restato così in un deserto senza fiori e vegetazione alcuna… l’unico vivente tra tante cose inanimate sono io…se pure vivo.

Da me, con le mie facoltà, mi son creato una cella di vetro, nella quale poco a poco verrà meno anche quel po’ di aria e morrò d’asfissia… chi sa perché. Ti amo , mio Dio. Il seme per trionfare deve morire… sarà vero anche per me?

Certo che non ho più fiducia in me stesso… a quando la fine? Ci sarà qualche Eracle che rincorrerà Thanathos per strapparle la preda? Domani soffrirò più di oggi; così, Signore, accetti il mio penare e donami la santa perseveranza.

 

 

17 gennaio 1962

 

Non ho più fiducia in me stesso, ma in Dio! Finora mi è sembrato che tutto facevo dipendere da Dio, ma non ero che un egoista. Vado ritornando sui miei passi.

  

 

18 gennaio 1962

 

Se amo i fratelli, amo Cristo, amo Dio. Quanto sono stato stupido a non riflettere su tale verità. Spero che per l’avvenire sarò più buono e amerò di più.

 

 

19 gennaio 1962

 

L’attività mi distrae e toglie la cognizione delle cose. Me ne sto ritirato da tutti. Sarà un bene o un male? Intanto i giorni passano ed io sono sempre lo stesso. Non ho tempo e leggo sempre!

 

 

20 gennaio 1962

 

Che fare? Mi pare che le cose vanno cambiando. Non ancora, però, faccio quel che dovrei.

 

 

26 gennaio 1962

 

Comincio a sperare di nuovo…ma ho tanto da fare, perché mi si soffoca tanto? Veramente non mi rimane un momento per riflettere su me stesso. Rubo del tempo allo studio, al riposo … e a tutte le mie azioni; ma è poi tanto necessario?

Non vorrei essere ingannato da me stesso; no, proprio non vorrei incappare nell’eresia dell’azione… quanto male mi fa. In complesso, posso andare meglio, debbo andare meglio. Solo il fatto che mi accorgo di tante deficienze, è segno di una grande Grazia da parte del Signore.

Debbo custodire la volontà, da lei dipende ogni male. La scelta porta in sé sempre qualcosa di negativo… specialmente quando si comincia a ragionare sulla preferenza. Comincio il lavoro per il mio fratello a cui ancora mi sento tanto legato. È possibile mai, Signore? Nemmeno la lontananza riesce a far niente. Oh che impulsi cattivi sento nel mio corpo… Grazie, o Signore, della vocazione, delle ispirazioni che mi mandi continuamente…Io cado se non mi sostieni…

Sono tanto misero… Non sono degno di stare nel Tuo santuario… è la Tua misericordia che mi sostiene e mi imbocca come un uccellino. Fa che ti possa amare, o Signore: amarti nei confratelli, in me stesso, nei miei Superiori. Grazie dei Tuoi doni e dei Tuoi lumi. Accetta il mio operare e sorvegliami.

Mi donerai la pazienza?… Grazie, o Signore.

 

 

27 gennaio 1962

 

         È poi vero che la mia vita è questa?

Forse non dovrei più dubitare… ho avuto tante volte prove evidenti dal Signore. Perché dubito? Perché non vedo bene e non cammino come dovrei.

Se ogni vita di frate è così, è difficile sul serio tenere tale tenore di vita. Ma c’è la Grazia del Signore, c’è Maria, c’è S. Francesco che mi proteggono ad ogni passo. Mi vogliono con loro ed io mi allontano. Ho pietà dei confratelli; ma più delle sofferenze accidentali, li sollevo in quelle morali: abbattimenti, sofferenze, gelosie, tradimenti, incomprensioni, ingratitudini.

Sì, anche tra noi si soffre a causa di queste cose. Il perché? Non ancora ci siamo abbandonati nelle mani del Signore completamente. Oggi sarà sabato, domani domenica; un’altra settimana è andata via… ed io sto sempre allo stesso modo. Quando mi muovo?

Ho fiducia in Te, o Maria, “fammi tornare fanciullo, così come quel giorno, e a cogliere tornerò primule e viole, sul mio sentier sassoso”. Fammi tornar tra le tue braccia. Ti amo.

 

 

31 gennaio 1962

 

È  passato già un mese del nuovo anno: come vola il tempo sconvolgendo ogni cosa. Certo che è duro scrivere su questo quaderno, riempire una sola paginetta e poi tirare avanti. Mi sento alquanto tranquillo e continuo il mio lavoro con profitto.

Mi debbo sorvegliare sempre, perché molte volte agisco sotto l’impulso del momento e non dopo decisione ponderata. Ieri è stata festa, ma il mio cuore era chiuso come il cielo di Avellino. Fra giorni verranno i missionari a salutarmi… chi sa come soffrirò nel giorno della partenza. Forse verrà anche per me quel giorno e con le mie lacrime annegherò tutta Napoli. I ricordi del passato mi sospingono ad agire diversamente…

non so se ci riuscirò. Non vorrei mai incontrarmi con certi amici, perché temo di me stesso, mi affeziono presto e poi non so distaccarmi senza rimpianti. Il frate cappuccino non dovrebbe soffrire nel distacco…, ma se soffre, saper soffrire per Gesù è un bene: è l’intenzione che ratifica il nostro operato.