1 giugno 1962

 

Comincio il nuovo mese con rinnovato fervore e abbastanza speranza nonché una illimitata fiducia nella Divina Provvidenza per i suoi lumi e le sue grazie.

Giugno è il mese dedicato al Cuore di Gesù. O mio fratello, Signore, Padre, Amico Gesù, ti offro tutte le mie mancanze, travagli ed irriconoscenze. In questo mese dovrò molto lavorare … Tu accetta  tutte le mie impazienze ed i miei atti d’amore che sicuramente, nutrimenti delle Tua Grazia, ti offrirò. Accetta il mio studio: mi serva esso non solo ad illuminare quanti non ti conoscono, ma ancora affinchè io  ti conosca meglio e Ti ami di più. In questo momento le luci della città luccicano lontano ed una immensa nostalgia opprime il mio cuore. E’ nera la notte, una serena e tranquilla come un lago d’alta montagna che rispecchia in sé l’azzurro del cielo. Non vi sono stelle per, non luna … i rumori si affievoliscono sempre più … E’ vicina la mezzanotte … incomincia il vero riposo notturno … io non dormo

         O Signore sono sincero!

Il mio spirito è agitato: l’Italia è stata battuta ingiustamente dal Cile. Tu sai, o Signore, che io sono sportivo … riconosco il bene ed il male, la ragione ed il torto … David è stato espulso ingiustamente. Non riesco a riposare chè il mio pensiero vola lontano, nel Cile appunto. Terra bruciata dal Sole e battuta dal mare… Terra ingrata … Ti adoro, un giorno verrò a versare il mio sangue d’italiano sul tuo suolo che assiderato lo berrà senza fiato, non curandosi del donatore. E il pensiero passa in Brasile … presso i miei confratelli missionari e li invidio… Tu dirigi i miei passi, o Onniveggente e pietoso Iddio … Come sono umano: ti ho accontato le mie pene ed il mio travaglio … dammi di essere sempre sincero …

E’ silenzio profondo: solo il lento e stanco raspare del pennino mi avverte che anche questa pagina è terminata: ho sonno, Signore!

         Allontana da me lo sport. Maria, ti amo!

 

 

3 giugno 1962                                                                                                                                                        Domenica

 

Mi son trovato sì bene in mezzo ai prati ed i boschi, freschi ed abbondanti di questa verde Irpinia, che non avrei voluto tornare così presto in convento. Ho pensato a fra Antonio con viva pietà: forse lascerà l’Ordine! Anche quest’altro contatto sarà così eliminato, ed io potrò volare più liberamente verso Te, fonte perenne, luce senza ombre, acqua limpida e refrigerante. Le mie labbra sono arse dai desideri impudichi e funesti che mietono tante vittime tra i laici: o Signore, grazie ancora una volta per la vocazione, battello sicuro impenetrabile, su cui si può attraversare la corrente della vita umana. Ho letto nel Vangelo che Gesù se ne sarebbe andato al Cielo  che avrebbe quindi mandato lo Spirito Santo, Santificatore delle anime e purificatore degli affetti. Ho pensato che un giorno potrei occuparmi di questo ramo: far conoscere lo Spirito Paraclito: il Dio sconosciuto. Intanto l’ho pregato che mi mantenga buono, mi renda malleabile nelle sue mani e mi avvii sul mio retto pensiero con piena e completa dedizione.

Mi sono commosso alla messa del P. Marco, neo sacerdote: come l’ha trasformato la grazia! Dov’è più il giovane

spensierato e allegro degli anni addietro? Tutto semplice, calmo, sereno, come penetrato da quella sovrumana grandezza che il Sacerdote comporta in sé e dona agli altri. Se continuasse sempre così avremmo un altro santo nel nostro Ordine: io sono convinto che chi celebra bene, santamente, sentitamente e poi medita ciò che fa, non può essere un cattivo frate. Enorme sarebbe il dissidio interiore della grazia in colui che si avvicina ai divini misteri con sincerità, dedizione, amore, e poi nella vita pratica agisce indipendentemente da quanto crede e fa.

E’ vero che l’incoerenza nell’uomo è cosa facilissima, ma questa per lo più la si riscontra negli ignoranti: coloro che invece hanno studiato alquanto, non dovrebbero andare soggetti a questo morbo!

 

 

4 giugno 1962                                                                                                                                                                     Lunedì

 

I miei fratelli si stanno già preparando per gli esami: il tema per f. L. mi sta portando via del tempo prezioso: ma tutto è dolce, o Signore, ciò che si fa per Tuo amore. Oggi è stata una giornata piena per me. Ho lavorato sotto lo sguardo di Dio. Sento acuto il desiderio di voler imparare nuove cose … ma vi debbo rinunziare, almeno per il momento: ho gli esami che mi attendono. Intanto l’orizzonte è calmo, l’aria tiepida, il cielo cirroso: aspettiamo l’acqua da molti giorni. Ho ricevuto posta dal

mio fratellino: è stato più confidenziale, più riposante. Spero di conquistarlo alla mia causa. Ora ha iniziato anche lui a scrivere il diario: spero che ciò gli renda più di un servizio materiale. Vorrei scrivere al mio fratello maggiore, Prisco, buono e calmo; preferisco tuttavia rimandare a domani. Questa mattina, non ho avuta tanta volontà da rimandare di poco tempo la lettera di Pasqualino. Mi sento calmo però: se non fosse la preoccupazione di terminare presto questo tema, forse, resterei a scrivere per tutto il tempo. Nemmeno in questi momenti quindi mi sento libero. A ricreazione sono poco stimato … qualche volta penso agli esami per dare una risposta indiretta a quanti fingono di non stimarmi abbastanza. Ma tutti mi vogliono del bene, del grande bene.

Io, ormai, però, mi sento distaccato da tutti. Forse sono i primi anni questi in cui non sono legato a qualche amico in  particolare. Eppure, a bene considerare questo sentimento, esso ha prodotto in me quasi sempre degli sbandamenti. Se faccio eccezione per F, il mio primo amico di collegio, e per M, il mio ultimo di studentato, debbo dire che gli altri amici sono stati per me dei semplici compagni. Essi però ora son tutti nel mondo: F fu il primo ad illudermi. Temevo pure per M, ma questi è troppo buono ed io non l’ho saputo valutare: a marzo scorso ha emesso i voti solenni … il mio turno invece ancora deve arrivare.

Ho una preghiera da farti, o mio amico Gesù. Tu conosci quante volte ho penato sulla sorte dei miei più intimi fratelli … tuttavia mi accorgo che le volte che ho amato veramente sono state poche, forse una volta, forse mai! Tu sai quante lacrime notturne e diurne ho sparso sul bianco guanciale … tu sai tutti i secreti che io non so riesprimere, ma che pure ho provato: sono sincero però; mai ho sentito per te, mio adorato bene, tanto amore quanto ne ho provato per NN . Io non so se questi sentimenti che ho provavo per costui, giovane buono e militante nel tuo esercito d’avanguardia, non so  - dicevo – se si possa chiamare amore: certo però che se un giorno arriverò a pensare sì intensamente a Te, mio Duce, allore Tu mi trasporterai nel tuo regno al quale io anelo e per il quale soffro sotto la tua bandiera. Slava tutti i miei amici dall’inizio del mondo e fai che io li posso trovare nel Tuo regno. Da questo giorno accrescerò la mia sorveglianza per il mio Re!

 

 

5 giugno 1962                                                                                                                                                                     Martedì

 

         Mattino, ore 8,30

E’ da poco suonato il campanello per il termine della lettura spirituale. Ho da pochi istanti strappata la lettera di “liquidazione” di fra Maurizio. Mi sento ora già più leggero. Quello scritto mi sembrava un documento valevole per riconquistarmi la mia amicizia: l’ho eliminato e ne sono contento non solo, ma direi felicissimo. Certo la lontananza lega con più affezione i cuori … tuttavia ho sentito il bisogno, la necessità di maciullare anche quell’ultimo silenzioso teste della mia ultima e più benefica amicizia. In poche parole mi son voluto mettere anche per questo, anzi maggiormente per questo, nelle mani di Dio. Sono stato alquanto melanconico stamattina … forse è il tempo uggioso che mi toglie il respiro.

Sia ringraziato Iddio che mi ha dato tanta forza da sopportare pazientemente questo tintinnio assordante di botole e cucchiai.

 

          Pomeriggio tardi, quasi sera.

Ho cominciato la preparazione: è dura, ma ce la spunterò. I miei fratelli già sono in alto mare .. io ancora a terra. A ricreazione non si fa altro che parlare della prossima ascensione al S. Michele, il monte di fronte al nostro convento. Su quella cima (1668 mt.) ci siamo già stati l’anno scorso e vi abbiamo dormito per una notte. Ricordo che rumore assordante, chiasso indiavolato, per non far riposare P. Mariangelo … La notte fu molto fredda e restammo svegli continuamente. A luglio prossimo contiamo di starvi più giorni: il P. Giovanni sta organizzando tutto a puntino … speriamo che vada bene e che ci divertiamo in santa pace.

O Signore, giacché  ho promesso di essere sincero, non voglio omettere nulla. L’anno addietro venne sul S. Michele anche fra Maurizio, il mio amico …Tu sai come soffrii su quella altura … la sua apparente noncuranza mi rendeva nostalgico e tarpava le ali per ogni ascensione. Lui così è fatto: facilmente è mosso dall’interesse, no, meglio, da un sentimento che non so definire. Se nella comitiva c’è qualche estraneo, lui abbandona tutti e se ne va con quel tale… forse è la mania della novità che lo spinge a tanto … ma pane al pane e vino al vino, come diceva Viola, io credo che c’era anche dell’egoismo. Era questo il pensiero, derivante dalla triste realtà, che molte volte, spesse volte, mi faceva dubitare della sua sincerità.

Comunque, Signore, Tu sai che io non  vorrei incontrarmi con lui, ma conosci anche il mio desiderio: vorrei che mi contemplasse sull’altura del monte, altero, ritto contro i raggi del sole morente. Che superbia, mio Dio. Ma sia come Tu vuoi e disponi tutto in modo che ne possa venire a Te la gloria e i palpiti della nostra esistenza.

Come è pallido il cielo questa sera. Ho ricevuto la lettera da Vitiello, un sant’uomo che ha adottato quali figli spirituali fra Antonio, fra Andrea ed altri giovani che io conosco solo di nome. E’ un uomo apostolico, fervente, ardente. Uomini come lui ve ne sono pochi sulla faccia della terra. Vorrei avere tutte le sue lettere … ma sono riservate a Fra Antonio a cui ho detto che un giorno queste dovrebbero essere pubblicate.

Ho varie volte scritto, a nome di Antonio e di Andrea, al Signor Vitiello … anche ora hanno voluto che fossi io ad inviargli gli auguri onomastici. Ho fatto la loro volontà. Forse dovrò pigliare il posto di fra Antonio nel cuore di Vitiello … la vocazione sua infatti mi sembra vacillante. Lo salverai, Signore?

In ogni caso si faccia la tua volontà. Aiutami ad amarti nei miei confratelli ed a scorgerti da per tutto. Ora ripiglio la preparazione … spero di saper scorgere la tua benevolenza fra tutte le righe di filosofia che dovrò buttare giù.

         La filosofia, Signore!

Chi è questa signora vestita di enigmi, circondata da tanti araldi e servitori, adorata dagli atei e miscredenti? Esiste una vera, sana, utile filosofia? Quante domande, o Signore! E’ vero, la mia mente si occupa tra tanti libri, di ogni questione, di ogni trattato .. quanto meglio sarebbe che imparasse poche cose, ma bene: timeo lectorem [???] libri

Ma pure è necessario, Signore.

Oggi gli uomini vogliono sapere di tutto del tuo ministro e questi deve parlare a loro non solo di religione, ma anche di scienza, letteratura, politica, sociologia, economia ecc.

Il Tuo Sacerdote dev’ essere una miniera, un pozzo di sapienza, ma questa a nulla vale, nulla attiene se Tu non muovi i cuori, se il Tuo Ministro non è santo, se esso non vive, non si nutre, non respira la Tua legge, la tua grazia: se esso non vive il Tuo amore.

E’ duro vivere senza di Te, lontano da Te … come se Tu non esistessi. Tu improvvisamente piombi su di un’anima e l’acciuffi e la rendi libera nel tuo amore e nella tua grazia.

Vorrei continuare a parlare con Te, o Signore, a parlarti delle mie miserie, delle mie pene … ma il dovere mi chiama.

Donami tanta costanza, sufficiente diligenza ad apprendere subito quanto debbo e ritornerò a Te, a collegarmi con Te su queste pagine.

         Nutrimi del Tuo amore e della tua grazia!

Mamma mia, Spirito Santificatore, io sono vostro. Che quanti mi circondano possano amarvi quanto me, più di me, purché io vi ami secondo le mie possibilità. Vi saluto cordialmente, vi abbraccio e stringo al mio cuore. Mantenetemi umile e sereno in tante angustie.

         Cum Jesu et Maria, Amen.

 

 

Lettera per il Sig. Antonio Vitiello                                S. Antonio 1962

 

Carissimo, …

Eccoci a voi dopo aver già sudato tre delle tradizionali sette camicie per la preparazione agli esami. Infatti siamo in preparazione dal 9 c.m. e l’ 11-12-13-14-15-16 avremo gli scritti, per ricominciare poi con gli orali il 27, 30. Come vedete il mese di giugno se ne andrà con gli esami ai quali credemmo di cantare l’ultimo funerale, l’anno addietro. Cosicché è passato un altro anno scolastico ….

Dirvi le grazie che abbiamo avuto da parte del Signore durante questo tirocinio non è cosa da scriversi. Ancor ora ci sentiamo entusiasti, pieni di coraggio e di speranze. Quest’anno vi serbiamo una gioia che per il passato non avete mai provata. Abbiamo accennato a questo per anticipare in certo qualmodo i nostri doni e offrirveli nel vostro giorno onomastico.

Siamo particolarmente grati al Signore che ha disposto le cose in tal modo da farci essere liberi nel 19, nel dì di S. Antonio, vostro giorno onomastico.

Così in questo giorno godremo della dolce realtà di avervi in mezzo a noi spiritualmente presente. Le preghiere saranno il nostro dono preferito … ad esse si accompagneranno i nostri sacrifici che speriamo siano coronati da ottimi successi. In questi giorni pieni di attività, ci accorgiamo, caro, che la vita è bella!

Questa valle di lacrime, irrorata continuamente dalla viva sorgente della speranza cristiana, muta aspetto e significato e il truce quanto inutile pessimismo vola lontano dai nostri errori e dalle nostre menti.

Questa natura in festa, questa aria profumata di mille diversi e svariati odori, questo cielo stellato che incanta e rapisce in estasi, liberando a volo ogni anima delicata, ci invita a cantare con il Serafico Padre:

         “Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre terra,

          la quale ne sustenta et governa

et produce diversi fructi con coloriti flori et erba”.

A parte la semplice descrizione, il serafico Padre si sentiva qualcosa nel creato immenso. E l’estetica del mondo … [due pagine bianche]

 

 

6 giugno 1962                                                                                                                                                                                                                                Mercoledì

 

          Che ridda di pensieri, questa sera.

Sono abbattuto, scoraggiato per diversi motivi. Non sono per nulla migliorato nonostante i proponimenti rinnovati con tanto ardore, con tanto coraggio, con indefinito amore. La preparazione mi va male, è snervante … eppure ancora debbo quasi iniziare. Come farò? I miei compagni già stanno in alto mare, ormai si sono abituati e continuano lentamente la navigazione. Eppure è necessario che anch’io arrivi in porto sano e salvo. Aiutami Tu mio Amore, sostienimi nel duro cimento, allevia le mie pene se da questo palliativo ne viene a Te gloria. Vorrei smettere di scrivere perché vedo l’impotenza del pensiero a rendere ciò che è in se stesso il dolore più acuto e umiliante per uno studente: studiare e non apprendere non per deficienza ma unicamente per stanchezza. Eppure, Signore, Tu sai che sto cercando di agire sotto il Tuo sguardo sotto la tua guida esperta et illuminata. Preservami dall’orgoglio che uccide, dall’abulia che rattrista, dalla inutilità della vanitosa credenza di essere qualcosa. Io sono nulla, un bel nulla, o Signore! Mi affido a Te che tutto puoi nell’ordine spirituale e materiale, a Te che tutto dirigi con amore, con previdenza sollecita e impeccabile.

Tu sei Onnipotente, mio Dio, re del cielo e della terra, delle cose create et increate. Tu il principio e la fine dei nostri sospiri e dei nostri sacrifici, per tuo amore, infinito, solerte, confidenziale, agiamo, viviamo, moriamo. Tu sei, noi non siamo. Tu atto puro, in Te il presente non esiste, come non esiste passato e futuro. In Te tutto è già atto e non v’è alcuna cosa che aspetta l’attuazione. Noi possiamo divenire, perché imperfetti; Tu sei ciò che è, non diviene, già ha in sé l’attuazione totale. Tu dunque sei Dio, nostro Padre, creatore ultimo, termine e principio primo del nostro essere. In Te tutti gli attributi di ciò che è, a Te la gloria sempiterna, increata. A te, mio Amore, il mio cuore!

Forse questa sera, tardi, avrò ancora qualcosa da dire: ora benedici il mio studio ed i miei sforzi. Quante anime mi darai da qui a stasera? …

Non ho saputo guadagnarmele, Signore … Sono stato distratto durante la preghiera …solo alla disciplina Ti ho invocato con più risolutezza ed insistenza. Durante la ricreazione sono stato alquanto irruente… di tutto Ti chiedo venia. Accetti le mie miserie e le mie suppliche e convincimi che senza la Tua grazia non si può far niente. A nulla può giovare la scienza, la ricchezza, la buona reputazione, se non sei Tu a muovere i cuori, il seme dalla tua parola non porta frutto: cade nella strada fangosa, sulla pietra arida, nelle spine esuberanti che la soffocano togliendole il respiro.

Ti vorrei parlare, questa sera, Signore, dell’inquietudine umana … ma ho sonno … e preferisco accennare alla mia ingratitudine … mi hai prescelto e portato nella Tua casa … come farò a ringraziarTi? Intanto vegli il mio riposo e accetti [i palpiti del mio riposo,] i sogni fallaci, in [???] delle mie mancanze. Ti adoro, mio Dio, e Ti amo con tutto il cuore…

 

 

7 giugno 1962                                                                                                                                                                     Giovedì

 

Grazie della luce del nuovo giorno che penetrando attraverso le vecchie imposte, è venuta a svegliarmi poco tempo fa. Grazie del canto dell’uccello ha allietato il mio orecchio con e sue note monotone ma armoniose. Grazie dell’acqua fresca, del sapone profumato, del dentifricio acre e bruciante! Così è spuntato il nuovo dì pieno di sole e di armonie arcane. Tutto è verde d’intorno e il convento che domina la città, sembra elevarsi come un bianco veliero sui flutti agitati del mare in tempesta. Ieri notte non potevo dormire: il mio pensiero inseguiva chimere come un fanciullo rincorre inutilmente una farfalla per i campi in fiore.

Ahi! Come sogna la gioventù … tutto appare facile, buono, appetibile, gustabile, desiderabile! Non vi sono ostacoli per i giovani, meglio: il giovane non li vede. Bendetta gioventù, speranza di tante canizie, figlia di una lunga esperienza … come ti comprendo. Vorrei parlarti con tutta la forza della mia eloquenza e dove questa deve fermarsi, vorrei arrivarvi con l’ardore, il sacrificio, la bontà, l’amore. E’ nell’amore che tanti giovani si perdono, non comprendono che amore è sacrificio e restano illusi dopo poco tempo. … Se sapevo che il matrimonio mi avrebbe dato queste gioie … non mi sarei mai sposato … poveri cuori lontani dalla sorgente dell’unico, vero, autentico, santo amore! Ritornerò a parlarti di questi giovani, mio Dio … la scuola qui vicina n’è piena … e quante, quante energie profuse inutilmente, sperperate, gettate a piene mani in volto ad una donna, debole e bisognosa. Perdonami, mio Dio, hai saputo di quei mascalzoni che hanno tentato la scalata alla camerata delle convettrici, … perdona anch’essi: ciechi, soggiogati dalla carne, abbrutiti dal senso, son diventati pazzi, privi di buon senso e di intelletto … Signore perdonali, che la tua grazia li colpisca sulla via del male e del bene e li avvicini al Tuo cuore. Non c’è pace per gli imppuri … sono anche ignoranti poi … poveri essi: se somprendessero quanto male fanno a se stessi, alla propria futura prole … non sarebbero tanto spensierati … agirebbero con più avvedutezza …

Comunque è ora. Grazie di questi pensieri che mi hai suggerito, del caffè che mi hai preparato, della messa che ho ascoltato. Di tutto Ti rendo grazie, Onnipotente, Eterno, Iddio. A Tua gloria sempiterna, amen.

Ormai è già sera … son da poco ritornato da passeggio … ho raccolto delle fragole, ho pensato a Te, ho catturato delle  ???.

Durante il passeggio è caduta un po’ di pioggia: son passato, sostando, in mezzo al verde smeraldino dei boschi, in mezzo al grano biondeggiante … I contadini si preparano al raccolto: benedicili, Signore. Intanto le loro ??? mi richiamano alla mente quel del salmo (125):

“Quando il Signore fe’ tornare dalla cattività quelli di Sion, ci pareva di sognar dalla gioia.

         Allora si riempì di sorriso la nostra bocca

        E la nostra lingua di giubilo.

       Or si dirà tra le genti:

<Il Signore ha fatto grandi cose per loro>

Sì, il Signore ha fatto grandi cose per noi,

e noi siamo inondati di letizia.

Fa tornare, Signore, i nostri prigionieri

Come torrente sulla terra australe.

Quelli che seminano tra le lacrime

mieteranno nella gioia.

 

Euntes eunt et plotant,

semen spargendum portantes:

venientes veniunt cum exsutatione

portantes manipulos suos …

 

          Come si sente la gioia dell’esule che ritorna in patria.

Nella Bibbia vi sono delle bellezze nascoste … E’ necessario che la leggo per intera, per gustarne qualche lieve bellezza. Intanto è già sera. Sto nella cella a completare questa pagina … fra poco andrò in coro: Signore, accetta la mia offerta.

 

 

8 giugno 1962

                                                                                                                                                                                        Venerdì

 

Dedico a Te, mio Amore, questi primi pensieri del novello giorno. Vorrei prometterTi che farò sempr così ogni mattina, ma non oso … non so ancora l’orario della mia vita futura come sarà disposto. Intanto accetti tutti gli atti d’amore di questo primo sole, dei miei fratelli, credenti e non credenti, fedeli e pagani, buoni e cattivi, dotti ed ignoranti, poveri e ricchi, vicini e lontani: tutto il creato canti le lodi al Signore, il quale è buono e santo.

Tutti sentono il bisogno di pregare, invocare, chiedere pace e conforto. Forse, a quest’ora, la maggior parte degli uomini dorme ancora il sonno brutale dei ciechi ed incoscienti: risvegliali alla nuova aura solare con nuovi e fermi propositi.

Purtroppo, questa mattina, Signore, mi sento abbattuto: ne sia Te gloria … Non la scienza dona la felicità e la tranquillità all’uomo, ma solo il Tuo amore.

O Signore, che significa questa grande felicità! Gli uomini si fanno uccidere per questa donna sconosciuta, le donne si abbrutiscono nel vizio carnale maledetto e micidiale,pur di raggiungere questo cavaliere ignoto venuto ad esse da paesi lontani, mai esistiti. E tutti, piccoli e grandi, poveri e ricchi, vanno incontro alla bellezza sovrana, alla felicità, fiore del deserto, gemma delle caverne, perla dell’abisso. Felicità … che nome vano. Felicità è una parola che un gran senso non ha … è una farfalla che sfugge sempre, una mela del deserto siriaco, una rosa senza spine ,,, La Felicità vera, sei Tu, o Signore.

         Beati quelli che piangono chè saranno consolati.

         Beati i poveri di spirito che saranno chiamati figli di Dio.

         Beati i puri di cuore chè vedranno Iddio …

         O Signore, rivelati al mio spirito e lasciami cogliere il Tuo         pensiero, la mia parola, nell’intimo del mio cuore, nella pienezza del mio cuore. Dona ad altri la felicità terrestre … a me conservami l’eterna … voglio riposarmi solo in cielo, con Te e con tutti i Tuoi Santi.

Accogli la mia preghiera e dammi forza di compiere quanto ho promesso. Ora studio: penetri esso presto nella mia mente … a Tua gloria.

O Signore, oggi è il giorno della Tua passione: io cos’ho fatto per Te? Niente, niente di niente … anzi ho contibuito alla tua crocifissione … è questa la realtà, la dura realtà della mia constatazione. Avevo lavorato bene per tutta la mattinata … quando dei capelli al vento hanno portato via tutto il frutto con tanto amore conquistato. E’ possibile Signore, che non ancora sia convinto che Tu devi essere l’unica causa a muovere i palpiti del mio cuore? Eppure mi sono soffermato alquanto a guardare cercando di sperimentare la mia fortezza … ed invece ci son caduto … quei capelli neri mi hanno perseguitato per tutto il riposo. Farò meglio alla prossima occasione, Signore. In questa battaglia la vittoria si ottiene unicamente con la fuga. Anche questa è stata una salutare esperienza. Tutto serve ad imparare nella vita. Ma perché io non ho visto in quel volto di donna la tua immagine? Non so ancora astrarre dal materiale ciò che è spirituale. Non è stata una prima sconfitta perché subito ha reagito in me la Tua grazia. Grazie per l’illuminazione, Signore.

 

 

9 giugno 1962                                                                                                                                                                      Sabato

 

O Signore, questa notte è stata piena di sogni e di poco sonno. Ero venuto prima del solito a riposarmi … venne l’altro confratello con il suo letto nella santa cella … poi venne il P. Provinciale e l’altro partì … Sogni! Sogni venuti su dal subcosciente. Qual è stata l’origine di questa relazione tra le mie idee da procurare quell’insolito spettacolo? Tutto mi è sconosciuto; pure in ciò scorgo la tua benefica e solerte mano, Signore. O Vergine degli Angeli il mio amore per te vinca tutti gli amori umani e mi custodisca nel tuo santo affetto. Tu che proteggesti il Bambino Gesù proteggi e custodisci ancora me, eterno bambino, capriccioso, ignorante, egoista, geloso e via dicendo. Il mio amore per Te purifica tutte le mie azione e le mie mancanze. La pioggia viene dal cielo ad irrorare la terra bruciata dal sole: scenda su di me la tua benedizione e mi randa immune da tanti pericoli. Il tuo pensiero sia costante e sempre presente al mio spirito e che io sia il tuo cavaliere in qualità di figlio devoto e pio. Mira Tu, dall’alto dei cieli, al misero mondo superbo e riversa su di esso i frutti della Tua corredenzione … Tu che soffristi tanto nella umiltà nascosta e silenziosa della casa di Nazareth insegnaci a soffrire, ad essere umili, buoni, onde riuniti tutti nel tuo amore, possiamo dare gloria al Tuo figliolo, nostro re, amico, fratello.

 

 

10 giugno 1962                                                                                                                                          Domenica  Pentecoste!

 

O Spirito Santificatore … sono svogliato, pigro … abulico. E’ impossibile che io riesca ad esprimermi come vorrei, a dire un tantino delle mie pene. Sono abbattuto, sfiduciato, triste … il mondo esercita su di me un fascino deleterio … son da poco tornato da fuori … Quante pene !!!

Cosa voglio dirti? A volte sento in me tanta forza, tanta vigoria che affronterei qualsiasi fatica pur di riuscire nel mio intento … altre volte invece non moverei un dito per salvarmi: ora sto sotto tale influsso … Aiutami, o Spirito Paraclito, Consolatore ottimo, e riscalda il mio cuore del Tuo amore. Forse, anzi senza forse, la causa di questo mio stato di incertezza, ha una sola sorgente. T’amo poco … Come, infatti, può temere il mondo un tuo servo fedele, fidato? Gesù ha vinto il mondo …

Che pena questa sera a buttare giù qualcosa … Ho pensato continuamente a Maurizio … forse lui, in questi giorni, sta intensificando le sue preghiere: accettale o Signore e scenda su di me abbondante la tua misericordia.

Basta, o Signore, ora leggo il ti Vangelo, unico mio conforto; poi me ne vado in coro a supplicarti, a invocarti, mia unica speranza, amore, consolazione. Domani ho gli esami … se lo credi utile, fa che possa andarmi tutto bene. ??? per Te!

 

 

11 giugno 1962                                                                                                                                                                   Lunedì

 

“O amore, amore T u m’hai rapito il core!”

Quanto, O Signore, siamo incostanti noi uomini. Proponiamo sinceramente, fortemente, ma alla prima barriera, al minimo ostacolo, cediamo le armi, ci sentiamo battuti, e così Signore, è così, Signore, che noi non diventiamo mai sinceramente, veramente e completamente buoni. Il primo intoppo ci fa indietreggiare, pavidi e muti, timorosi di non riuscirci, non trovando in noi la forza delle rinunzie e del pieno abbandono. E’ così che si soffre senza speranza: chi non tenta di resistere è un villano, un uomo dappoco, un essere senza ideale …

Quanti ce ne sono, o Signore. Se non fosse altro, molti si sentono forti, capaci di signoreggiare, fuori dal pericolo … mai poi cadono. Da chi se non da Te, o Signore, può venire la forza utile, costante, necessaria a resistere, a mantenere quanto si promette, a non venire a compromesse con l’avversario: “sine me, nihil potestis facere”.

 

 

12 giugno 1962                                                                                                                                                                   Martedì

 

Tu lo sai, o Signore, a quest’ora dovevo essere in classe per gli esami di latino … ma un contrattempo … una imprecisione e tutto è stato rimandato .. Fiat voluntas Tua. Eppure è amaro, o Signore, pronunziare queste parole anche in questa semplice dilazione … ho cominciato con l’irritarmi contro tutto … dal primo ginnasio fino ad oggi. Perché, o Gesù? Non vivo secondo i tuoi insegnamenti: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti” io mormoro, mi lamento per un nonnulla, sono iracondo, irascibile, insopportabile di mille inezie … Ti amo poco, mio Dio.

In questi giorni mi riesce alquanto doloroso esaminarmi, meditare e poi scrivere … le cose vanno a rovescio ed io mi sento molto debole … fido poco nella riuscita, non so perché … ma pure mi accorgo, anzi sono sicuro della promozione. E’ vero che sto studiando poco, ma non si stento … e poi mi vado facendo una cultura più soda, necessaria, utile al mio futuro apostolato. Tuttavia son contento. Ho intravisto una grande verità, o Signore! La salvezza di molti miei fratelli, del mondo, dipende da me. Sembra una cosa assurda ma non lo è. Se con le mie parole, i miei scritti non riesco a penetrare nel segreto dei cuori, la ragione è unica: gli uomini sono portati naturalmente alla diffidenza. Un uomo non dirà mai ad un altro ho torto … è difficile, direi impossibile, che un uomo si arrenda ad un altro uomo; soltanto colui che fa da maestro deve avere tanto tatto, molta abilità da dimostrare all’altro che non sbaglio, ma soltanto che il suo punto di vista è errato. Credo che a questo proposito scrivesse Pascal: “ Quando si vuol riprendere utilmente e mostrare a qualcuno che si inganna, bisogna osservare da quale aspetto egli guarda la cosa, poiché essa, ordinatamente da quell’aspetto è vera e riconoscergli questa verità, ma scoprirgli sotto quale aspetto la cosa è falsa. Egli è contento di ciò perché vede che non si ingannava, ma che solo mancava di considerare tutti gli aspetti.

Ora non ci si cruccia di non vedere tutto, ma non si ammette di esserci ingannati.”

Dunque con la parola e con lo scritto si ottiene poco, certamente meno che con l’esempio: “Verba volant, scripta manent, exempla ???”! Quindi, o Signore, se io voglio convertire i miei fratelli, salvare il mondo, debbo agire più con l’esempio che con le parole e gli scritti. Debbo essere di una condotta irreprensibile ma nello stesso tempo umile e sottomesso. Guai a me se la superbia è il movente delle mie azioni, dei miei sacrifici delle mie rinunzie.

Invogliami su questa strada e fa Signore, che percorra a grandi passo questo sentiero sotto la Tua guida e la Tua bandiera. Fa che con il mio esempio,  umile, silenzioso e nascosto, possa ottenere di migliorare il prossimo, di migliorare me stesso. Maria SS.ma Regina degli Apostoli sii Tu al mio fianco: sostienimi nel tempo avverso, incoraggiami nell’ora della prova.

Così sta passando anche questo giorno, o Signore. Giorno di grazie redditizie e di propositi sinceri. Ho ripreso tra le mani “Le confessioni” che, insieme alla Bibbia, ai pensieri di Pascal, le cose migliori di G. Borsi, sono la mia lettura quotidiana. Ho visto che è necessaria una conversione seria, assoluta, austera, per agire ed agire rettamente. Man mano che scopro nuove verità con il Tuo potente aiuto, mi accorgo, O Signore, che esse sono già in me ed aspettano di essere dissotterrate. Certo la verità è unica, ma molteplici sono i mezzi con cui si palese, numerose le faccie con cui si manifesta. La verità è unica e ciò che è bene per me, è bene per tutti gli uomini, non deve essere altrimenti. Il bene è universale come è universale Dio, creatore non solo del bene, ma di ogni cosa creata ed incerata. O Signore, oggi si è affacciata un grande problema alla mia mente che svilupperò in miglior tempo: credo ut intellegam; aut intellego ut credem? Sant’Agostino afferma che molte volte la fede proviene o meglio ha la priorità sulla conoscenza: “Priusquam intellegamus, credere debeamus”. Ma forse fin da questo momento posso dire che io concluderò con l’espressione che il Santo dirà dopo: “Credo ut intellegam et intellego ut credem” Cero è abbastanza difficile … comunque, o Signore, ci penserò quando sarò più maturo: certo sulla fede e sulla conoscenza la vince l’amore e la fede senza le opere è morta, la conoscenza senza essere accompagnata dall’amore è sterile. Giacchè Tu sei il “Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”. ??? insegnami ad amarti soprattutto e che la costanza sia il movente dell’ascoltare la Tua parola.

O signore sii Tu il mio amore; per Te, in Te, con Te io agisca e cresca sotto l’ombra delle tue ali. O Signore Gesù Tu sei infinito e giammai potrò comprendere la divina avventura che hai compiuto incarnandoTi per me!

 

 

13 giugno 1962                                                                                                                                                                                                                                                                Mercoledì

 

Oggi avrei fatto volentieri a meno di scrivere qualcosa. Ho trascorsa la prima parte della giornata leggendo … Ho fatto poco o niente. Il piede che ieri subì una lussazione continua a [dolorarmi]. Ancora debbo fare la lettura spirituale e fra mezz’ora sarà mezzogiorno. Abbandono tutti e mi risolvo ??? a leggere. Ora non ho voglia. Forse questa sera sarò più disposto ad esaminarmi e ad ascoltarmi. Comunque, Ti amo, Signore. Domani inizio gli esami scritti.

 

 

14 giugno 1962                                                                                                                                                                   Giovedì

 

Iersera avrei voluto aggiungere qualcosa sullo svolgimento della giornata. Ma per mancanza di tempo e per pigrizia non lo feci. Tornammo da Pietradefusi alle 23 circa, ero stanco e preferii andare a letto. Comunque, o Signore, ho visto la povertà, l’ordine che regna nel Noviziato delle Immacolatine … Buone, sante suore … Sono appena all’inizio della loro fondazione e già si fan ben volere da tutti. Certo che il paese vive intorno ad esse. Le suore sono state molto esemplari, modeste, umili, serene, ne ho provato un gran giovamento.

Ho vista la casa del noviziato nel verde della campagna, nitida, semplice. Nel momento in cui arrivai le novizie erano in giardino: nessuno si voltò a vedere chi erano i forestieri … restai meravigliato … O Signore conservale sempre buone.

In casa [di Noviziato] tutto predicava una povertà decorosa. I corridoi erano abbelliti da statue. Bellissima l’Immacolata, visibile, tra l’altro, dal lungo viale che precede il santo luogo. Mi son incantato in cappella. Un mio compagno ha detto: veramente l’ambiente spinge alla preghiera. Volentieri io sarei rimasto a pregare. Dalla terrazza il panorama, che si presenta allo sguardo non è esteso, ma non si vedono che poche case. In complesso un luogo che mi piace moltissimo.

Son restato molto tempo davanti al SS. Sacramento e ho pregato con fervore affinché il Signore benedica questo fiore germinato dall’Ordine Cappuccino. Forse un giorno scriverò con molta cura, se il Signore non dispone altrimenti di me, una vita del M.R. Padre Ludovico, loro fondatore.

Già c’è una vita scritta del nostro P. Agostino da Resina. E’ molto sintetica, avrebbe bisogno di uno sviluppo. Iddio penserà a loro e le benedirà.

Finalmente stamattina abbiamo iniziato gli scritti. Prima di iniziare il lavoro mi mi son portato in coro a chiedere aiuto e lumi allo Spirito Santo. Tutto è andato bene, sia ringraziato Iddio.

Ora son le 17 e fra poco andremo da un amico del Convento, dal prof. Piscatore. O Signore dammi di amarTi in ogmi mio passo e fa che intorno a me si spandi il Tuo buon odore. Nel tuo amore voglio continuare a vivere, per morire in esso, a tua gloria, amen, così sia.

 

 

15 giugno 1962                                                                                                                                                                   Venerdì

 

Che cinguettio nell’aria … un cane che abbaia lontano … poi tutto è silenzio. E’ presto, o Signore, ed io ho voluto dirti qualcosa subito, dopo, infatti me ne mancherà il tempo.

O Signore, sto vivendo un po’ senza preoccupazione … mi sento sereno, tranquillo, calmo soprattutto … Ne sii Tu ringraziato. Tuttavia vorrei essere più sicuro, più semplice nelle mie cose … Se mirassi più attentamente i moti del mio cuore, i sentimenti del mio animo, forse ci riuscirei. L’uomo, tra amici poco sinceri, tende sempre ad ingigantire ogni piccolo avvenimento, per essere considerato un quid speciale. Povero lui … se sapesse a cosa può essere ridotto l’uomo. Perché, o Signore, Tu lo sai, l’amicizia è una gran bella cosa ma ciò soltanto quando ci si è sinceri, non interessati, in una parola ci si ama spiritualmente. Non è forse per questo che è scritto “Chi ha trovato un amico, ha trovato un tesoro”?

Eppure la mia meraviglia cresce sempre più, o Gesù, se considero che ognuno di noi ha tanti, ma tanti amici, da non saper parlare senza nominarli. Ma se è tanto difficile trovare un tesoro, come poi se ne trovano tanti sparsi nel mondo? Gli è che non tutti, quasi nessuno è vero amico.

In quanto a me, o Gesù, sai quante lotte, battaglie, tradimenti. abbandoni, ho subito … Ho dovuto rinunziare a tante amicizie perché non sincere; a tanti amici perché non preparati. Ora mi sono stufato … Solo l’ultima per me aveva un significato più bello e forse veritiero, eppure anche quella è stata stroncata. Mi vuoi tutto per Te. Eccomi, mio Dio. Tu sei l’unico, grande, immancabile, vero amico. Sulla Tua scia possa io imparare ad amare non solo Te, ma ancora tutti traditi dall’amore, i reietti della fortuna, gli abbandonati, i carcerati, i poveri orfani, le vedove, i ricchi spavaldi; a tutti mio Signore porterò il Tuo amore. Sul mio cammino fiorisca la rosa con le spine onde sia abbondante il sangue dell’amore ……………………………………………………………………

Mi duole la testa … vorrei studiare ancora ma non ardisco tanto … ho timore del peggio. Questa mattina la versione di greco … contra spem è andata magnificamente bene.

O Gesù vorrei in questo momento abbandonarmi nelle braccia di qualcuno che mi sapesse sollevare. Vorrei piangere tanto da inondare il convento, mi sento triste, molto nostalgico. Come sarà dolce riposare nella dolce familiarità di una casa tutta propria, circondato dall’ affetto di un cuore che veramente ci ama e venerato da vispi ed allegri fanciulli. Io sto qui a piangere e a sospirare, a patire su queste sterili pagine di questi ??? voluminosi testi di scienza che dovrebbero comunicare qualche nozione, qualche novità all’intelletto, mentre ti lasciano freddo, morto, atrofizzato il cuore. Mai come in questo momento ho avvertito che lo studio da solo non riesce ad appagare il bisogno della ragione e gli affetti del sentimento. Eppure o mio Signore, Tu lo sai, per il passato ho avuto una fiducia illimitata nello studio, non ho temuto di sfidare gli altri a chiudermi in una stanza con dei libri e lasciarmi solo con essi, con gli amici, veri amici, del mio essere.

Sento di essere abbandonato, misconosciuto, ignorato da tutti … tutto il mio orgoglio si ribella e sudo freddo. La mia fronte imperlata da sporche macchie … vorrei piangere … ma chi accoglierebbe le mie lacrime?

Il momento della natura è propizio e contribuisce alla mia indisposizione. E’ mai possibile però, che questo stato di cose sia frutto dello sforzo degli esami? Non so … Comunque Signore perdonami. Ho elemosinato ai libri una consolazione, ho chiesto agli amici un conforto, ho voluto pensare alle mie immagini più care: alla cara e dolce mamma, al papà che lontano si sacrifica per me, alle sorelle delicate e nobili, a tutti ho chiesto ispirazioni, amore, comprensione, gioia … è stato per un momento ma sciagurato! Non ho pensato a Te. Povera creatura, poco intelligente, fanfarone, spregiudicata, così presto hai dimenticato il Tuo amore?

Gesù perdonami! A chi se non a Te che sei la delizia dei Santi, la fornace ardente della carità, il ricettacolo della giustizia e dell’amore? Come io ho potuto dimenticarmi, sebbene momentaneamente di Te. O unica mia speranza, dolce mia consolazione, unico e perfetto mio amore per Te voglio vivere, per Te morire. Me sciagurato!

“Quo abeam procul a spiritu tuo? Et quo a facie tua fugiam? Si ascendam in cielum, illic es; si apud inferos me sternam, ades si sumam genuas aurorae, si abitem in termino maris: etiam illic manu tua ducet me et destera tua temibit me” (Salmo 198).

Sì, Gesù, Tu sei l’Onnipresente ed io non ho saputo scorgerti sotto l’apparenza in cui mi Ti sei presentato. Perdonami e sii Tu il mio consolatore. O Spirito Santo sii per me il santificatore dei miei desideri e dei miei affetti. O bone Jesu

“Tu dux ad astra, ???

Sis meta nostris cordibus,

sis lacrimarum gaudium,

sis dulce ite proemium”

Amen, così sia.                                                                                Inno di vespro in Ascensione Domini

 

 

16 giugno 1962                                                                                                                                                                   Sabato

 

Giornata piena di lavoro e di grazia!

 

 

17 giugno 1962                                                                                                                                                                                               Domenica

 

Ho cominciato a praticare quanto ho promesso ieri sera: dare un esempio umile, disinvolto, sereno. “Si attraggono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto”

 

 

18 giugno 1962                                                                                                                                                                   Lunedì

 

Prova di filosofia. Tutto bene.

A sera ho ricevuto una confidenza da parte di fra Antonio che forse sta per ritornare alle cipolle d’Egitto. Signore dagli di fare la Tua volontà.

Mentre lui parlava ho avvertito tutta la miseria dell’uomo … non ho saputo sollevarlo, consolarlo. E’ troppo testardo e quando si è messo una cosa in testa, caschi il mondo non si spacca.

Non so cosa dir sul suo conto … è un buon ragazzo ma ha delle idee sballate … non si vuol rimettere ai superiori si vuol difendere da solo … poverino non è convinto, non crede neppure che chi ubbidisce non sbaglia mai … questo anche sul piano naturale.

Io ero convinto della inutilità delle mie parole … non speravo nemmeno di intenerirlo … a che valgono i ragionamenti, tanti slogan, tanti sofismi, quando ci manca il Tuo amore, Signore?

E’ vero si possono sentire delle crisi, oscure, tormentatrici, diaboliche e via dicendo. Ma son convinto che quando si cerca Te, il Tuo amore, la Tua grazia, Tu non Ti nascondi o per lo meno, non ci lasci perdere.

Tu che comandasti ai mari di calmarsi e ai venti di non soffiare più, non aiuteresti un tuo discepolo che sinceramente Ti ama, fedelmente Ti invoca ed umilmente cerca Te che sei via verità e vita.

Il male sta nel manico. Siamo noi cattivi, incostanti, traditori, Tu che hai contato i capelli del nostro capo e le stelle del firmamento, è mai possibile che non accogli le lacrime del Tuo figliolo?

Aiutami a cercarTi nei poveri, O Signore e rivelami istante per istante la Tua santa, adorabile, consolabile volontà.

Se Tu vuoi, se hai scelto fra Antonio per il Tuo servizio, accetta l’offerta della mia vita per la sua permanenza fra noi cappuccini. Se questa non è la sua strada, se ha tradito il Tuo mandato … adempia altrove la Tua volontà. Il nostro seme fiorisca dove Dio l’ha seminato!

 

 

19 giugno 1962                                                                                                                                                                   Martedì

 

Fra due giorni è S. Luigi. Già mi sono pervenuti degli auguri: grazie, o Signore, ??? Tu quanti mi incoraggiano e sostengono nel seguire la luminosa ascesa verso il Tuo altare, alla conquista del Tuo amore.

Ieri abbiamo terminato gli scritti … oggi iniziamo la preparazione agli orali …Ti offro, o mio Gesù, tutto lo studio, minuto per minuto, secondo per secondo, per la salvezza delle anime. Giacchè la salvezza di molti uomini dipende da me, voglio essere un ottimo soldato nel difenderli da tentazioni e scoraggiamenti. Da oggi in poi non pregherò mai più per me. Mamma mia, Tu che sei la mia tesoriera, disponi dei miei beni secondo la Sua volontà. Non voglio essere che uno strumento docile nelle mani della Divina Provvidenza. Fin da questo momento mi sento apostolo. E’ più bello pregare per tante persone che non si conoscono perché da loro non abbiamo nessuna ricompensa. Iddio penserà a noi.

Vorrei tacere Signore, ma pure è utile che io mi affliggo un po’ sul mio stato di cose. Comincio a perdere la bussola … ed è necessario che mi moderi. Il Tuo amore incendia ma non consuma. La vita è uno svolgimento calmo ed incessante. Tra tanti libri non faccio in tempo che ad offrirti il mio lavoro … poi via, nelle antichità latine e greche, nella mente di Hume e di Cartesio, Spinosa e Kant. Basta chiudere un libro, uno sguardo furtivo al pallido cielo ed ecco altri orizzonti aperti al mio sguardo. Eppure in ogni parte c’è un dito della Tua Provvidenza … io non sempre riesco a scorgerlo. Ma Tu parli al mio cuore onde possa amarti e lodarti.

“Ecco, o Signore, dinanzi a te le orecchie del cuore mio, schiudile e di’ all’anima mia: <la tua salvezza sono Io>. Correrò dietro questa voce e ti afferrerò. Non nascondermi il tuo volto; morirò per non morire; morirò per vederlo”

(S.Agostino, Confessioni, cap.V, libro I)

Sì, o Signore, devo cercarti in me stesso, onde comunicarti agli altri. Fai tacere nel mio intimo tutte le passioni, gli odi, le gelosie, i rancori. Non è quel triste pietismo che cerco ma solo la tranquillità esterne. Mandami tentazioni, prove, dolori, che con il Tuo aiuto sotto la Tua bandiera tutto diventa facile e bello.

Se mi credi degno, Signore, lascia che le furie del maligno si scatenino contro di me come le onde del mare contro la granitica roccia. Ho fiducia illimitata nel Tuo amore, nella Tua grazia, nella Tua misericordia.

Questo tramonto è un incanto. Una foschia non troppo densa vela tutta la città, nel Cielo già è apparsa Sirio che annuncia la notte vicina. Il S. Michele si staglia all’orizzonte, lontano fra le onde del cielo e il soffiar del vento. Questa sera, mio Amore, parlerò ancora al Tuo cuore, o meglio, ricercherò in me la Tua voce, i Tuoi desideri, e se dormi, mio bel dormiente, Ti lascerò riposare tranquillo.

“Nescis quid vesper serus velat”

 

 

20 giugno 1962                                                        Mercoledì Vigilia del Corpus Domini.

 

Giornata discreta … con qualche consiglio vago a qualche confratello. Tutto continua tranquillamente. Oggi c’è stato un temporale. La tristezza si va allontanando dal mio cuore. Non ho tempo di esaminare i miei sentimenti. Mi son impegnato con tutto l’ardore nella preparazione orale. Spero bene ed ho una grande fiducia nell’aiuto del Signore.

Quando la vita trascorre tranquilla non si hanno quasi pensieri per esprimere lo stato d’animo. La semplicità è una dote molto difficile a comprendere. In questo momento se n’è andata la luce, così, all’improvviso. Anche la vita dell’uomo si può spegnere da un momento all’altro.

Perché, cosa siamo noi, Signore?

Cos’è la nostra vita?

“Ecco, Tu hai resi misurabili i miei giorni, e il mio essere è come un nulla dinanzi a Te. Davvero è mera vanità un uomo vivente. Davvero l’uomo passa come un’ombra.”

(Salmo 38, 6-7)

“Ricordati che la mia vita è un soffio, che l’occhio mio non tornerà a vedere la felicità”                                                                                                                                       (Giobbe 7,7)

 O Signore, noi siamo come dei soldati in battaglia … Un dardo improvviso e chiudiamo gli occhi alla luce del sole.

Pensavi a ciò quando dicesti: “Estote parati” … ché la morte verrà ut fur: come un ladro e ancora il ladro non avvisa il padrone quando ha intenzione di rubare, ma piomba all’improvviso, scassina, uccide e via.

Dammi di essere sempre preparato a riceverTi nel giorno finale di mia vita. … L’altro giorno, Signore, quando Ti ho offerto la mia vita per il mio confratello, ho tremato, ho avuto paura di donarmi, di prometterti una cosa tanto cara al mio cuore. Sciocco! Non sei stato Tu a donarmi l’alito vitale, a farmi vedere la luce del sole, a pormi su questa terra?

“Potrà forse qualcuno essere artefice della propria vita? O potrà estrarre da altra ferita qualche vena per la quale scorra in noi l’esistenza e la vita, tranne ciò che tu ci fai, o Signore, per cui l’essere ed il vivere non sono cose diverse, poiché Tu sei sommo essere e somma vita?”                              (Conf. Cap. VI, Fine)

Signore Tu già sai perché a Te nulla è sconosciuto, che questa sera non ho voglia di parlare … o meglio il mio esame è senza senso e senza risultati. Domani il Tuo amore, del resto non me ne curo.

Incendiami e che la mia preghiera ascenda al Tuo trono con rassegnazione e devozione. Accetta queste poche ore di questa giornata magnifica e custodiscimi nelle Tue braccia.

Manda il Tuo servo, il Tuo amico, il Tuo fratello S. Luigi ad illuminarmi, a guidarmi, a custodirmi.

Angelo mio custode proteggimi e rendimi fedele al mi re celeste, al mio Divino Consolatore, al mio unico Amico, al mio Eterno Padre.

Maria SS. Colpisca il Tuo sguardo il mio cuore poiché “amor, ut lacrima, oculo oritur, in corda cadit” scaturisca dal Tuo sguardo materno un amore sincero, fattivo, coerente.

E’ tornata la luce, un raggio di pace e di tranquillità invade il mio spirito. Mi sento pronto, con il Celeste aiuto, ad affrontare le battaglie della vita.

Sub umbra clarum tuarum, abiconde me.

 

 

Corpus Domini 21 giugno1962                       

S. Luigi Gonzaga                                              

 

21 – 22 – 23 – 24 … Le giornate scorrono con monotonia nella ??? attesa degli esami:

Signore aiutami sono sfiduciato!

In te domine speravi, non ??? in aeternum.