4 luglio 1962
Dopo
circa una decina di giorni torno a scrivere su questi bianchi fogli.
Gli
esami sono terminati. Grazie a Dio è andato tutto bene. Ad un certo momento ho
disperato, mi sono abbattuto, ero sfiduciato. Tuttavia ogni materia che
sostenevo, andavo a consultare prima il Signore, poi le difficoltà
scomparivano. Le grazie sono state abbondanti … son restato contento. Non mi
resta che ringraziare il Signore.
[estratto dal II quaderno … probabilmente non avendo con sé il
primo]
18 luglio 1962
Mercoledì, ore 18,30
Mio Dio, dopo un intervallo abbastanza lungo riprendo i miei
colloqui con Te o, forse, i miei soliloqui.
Il cielo
è tetro! Intorno a me tutto è grigio: la terra bruciata dal sole, il cielo, la
fitta nebbia.
Ogni
tanto si sente un lontano rimbombo del tuono e con brevi intervallo, le nubi
trasportate dal vento, mi consentono di ammirare il verde manto degli alti
monti che mi circondano.
Intorno,
se si eccettua qualche trillar d’uccello, l’ululare del vento, il rimbombo dei
tuoni, poi, tutto è silenzio.
Sono sul
S. Michele! Meta sognata da tempo e raggiante stamane.
Ho
scelto quest’ora per lodarti, o Signore, chè credo che in questo momento Tu
meglio m’ispiri invitandomi al Tuo dolce amore. Mi costa stare in questo luogo,
schiaffeggiato dai venti, lontano dai confratelli, solo, su un alto poggio, a
contemplare le Tue bellezze.
Le mani
cominciano ad agghiacciarmi e credo che dovrò sospendere il mio lavoro.
Tutto è amore nell’universo,
Signore!
Cirri di
nubi esulano altrove sospinte dal vento, mi rammentano un ricordo lontano,
sepolto nell’oblio, molte volte rivissuto attraverso il ricordo costante.
Che
dirTi, mio Amore? Tu sai che in questi ultimi tempi ho rilassato alquanto i
freni, ho [???] del Tuo amore, delle Tue grazie, della Tua misericordia. Ti
chiedo venia, mio Dio, e che sospinto dalla Tua grazia riprenda a navigare
l’oceano del Tuo amore.
Come è bello pensare a Te, Gesù!
Nell’intimo del mio cuore u mi sorvegli con premura costante e
quando fingi di dormire, mi vuoi a Te vicino.
Ispirami Tu la via da seguire: la dedizione completa, il sacrificio
totale, un costante controllo.
Tante volte m’hai detto che m’ami; io credo al Tuo amore, o
Signore.
In questi giorni andati, purtroppo, o Gesù, hai visto come
miseramente son caduto; ho fidato troppo nelle mie deboli forze e non nella Tua
grazia.
Che sei, o uomo? Polvere, terra, fango!
Misero mortale, vermiciattolo della terra, misero essere perduto
nell’immensità dello spazio, cos’hai presunto?
Povero me, mio Dio!
Eppure non dispero. Guai a me se non avessi fiducia nel Tuo amore!
Tu sei buono, amabile, caro, prediletto, benedetto, mio Gesù, caro
compagno della mia vita e amico del mio cuore. Io voglio essere il cavaliere a
Te fedele, fiducioso e sereno nel servire il tuo amore.
Il tempo minaccia, Gesù.
Domani parlerò con più calma, parlerò più a lungo mediterò
seriamente sulla mia vita.
Dammi frattanto di essere buono con i miei fratelli.
Pioviggina, Signore. Arrivederci Gesù!
19 luglio 1962
Giovedì, ore 17,15
Eccomi nuovamente, Signore. La giornata è trascorsa abbastanza
bene. Nella prima mattinata sono andato ad attingere acqua. Quante anime mi hai
dato, Gesù?
Al
giorno c’è stata alquanta pioggia. Ora il cielo è tornato sereno, splendente.
Il roseo tramonto è visibile lontano nel Golfo di Napoli. Soffia sempre il
vento! Ieri sera Gesù non seppi dirti nulla. Anche ora mi sento arido … forse
trovandomi diversamente, avrei riempito del mio entusiasmo questo quaderno. Ma
Tu sai cosa fare ed io eccomi a soddisfare il mio intimo bisogno di confidenza
e di comprensione.
Gesù, Tu
ormai lo sai, io non credo più negli uomini. Perdonami …ho rotto i ponti con
tutti e perciò ascolta Tu le mie lagnanze. Io sono un piagnucolone, Signore.
Incapace di sopportare una sofferenza, di affrontare una disgrazia, di soffrire
da solo, un giorno riversavo tutto nei cuori dei miei amici. Ora non più. Tu mi
hai perseguitato con il Tuo amore ed io non potevo non abbandonarmi alla
confidenza sicuro che Tu mi avresti saputo comprendere.
Gli
uomini, i miei fratelli, mi chiamano pazzo, come fanno? Chi è colui che conosce
intimamente e totalmente i pensieri, le cause, il movente delle mie azioni?
Solo Tu, Gesù! Che sa perché i Giudei chiamavano pazzo anche Te?!
Comunque,
Signore, vedi cosa ho detto? Non sapevo di arrivare qui. Sei stato Tu a farmi
pensare che anche Tu un giorno fosti considerato demente, sognatore, pazzo.
Quale assurdità umana. Come siano meschini noi uomini.
“Coeli narrant gloriam dei.” I cieli
narrano la gloria di Dio.
Non solo
i cieli, ma tutta la natura, tutto l’universo è ordinato a Te, è per Te.
Questo
verde smeraldino delle colline che circondano l’alto San Michele, m’incanta, mi
attira, mi astrae dalle cose naturali e mi porta a Te. Ho voglia di
inginocchiarmi davanti a tanta bellezza e ringraziare il donatore.
Chissà
quanto sei bello Tu o Dio! Il sole illumina dall’alto tra i cirri erranti come
tanti branchi di pecore, i paesi lontani persi nell’orizzonte della terra.
Minuscole
case, campi ordinati e lussureggianti, nere strade che si allungano nelle vene
della terra, e poi verde, verde, sempre verde!
Il verde
segno della speranza è un colore che riposa l’occhio, carezza, invita, non
irrita.
Da qui
domino quasi tutta la Campania … è bello conoscere gli incanti della natura, di
questa figlia di Dio, sorella della Provvidenza.
Bianchi
cucuzzoli si scorgono lontanissimi, le nubi formano dei quadri bellissimi. Ecco
che avanza la nebbia, fitta, densa, grigia … avanza, ti investe, non scorgi il
tuo cane che ti è poco distante, una fredda densità ricopre i vetri degli
occhiali. Sei cieco.
Ti
affanni a distinguere fra tanta foschia, un oggetto a Te caro, un albero a Te
vicino … intanto ulula il vento, una folata, un sospiro e le nubi navigano per
il cielo. Non è che un istante. Ecco apparire i monti di fronte, le case vicino
e tutto lo stretto orizzonte attraversato dal vento. Poi, come una densa notte,
un lampo illumina per un tempo impercettibile, il cielo tetro e oscuro, così
quel vento. Solo per un momento, poi nebbia, nebbia, nebbia. eppure
quest’alternarsi delle case, questo ripetersi degli eventi non stanca, non tedia,
spettacoli sempre nuovi ti incantano e mai poggeresti altrove il Tuo sguardo
limpido di giovane.
Il mare
lontano ti estasia e se non lo vedi immediatamente, altre volte lo rimiri nel
cielo che lo sovrasta. Chi fu quel tale che chiamò mare il cielo e cielo il
mare?
Fra poco
i miei fratelli lanceranno gli aquiloni che porteranno i nostri saluti ai
fortunati che li riceveranno … anch’io saluto tutto il mondo, tanto piccolo
perso nella bruma della terra, silenzioso, maestoso, quasi venerabile.
Dall’alto
si scorge più facilmente ciò che è nascosto sulla terra: si capisce che il
mondo è cattivo perché è rumoroso, avaro, geloso, invidioso. Tuttavia nel mondo
ci sono tanti santi fratelli, tanti tuoi apostoli, Gesù. E per essi voglio
pregarti questa sera: per i missionari,
per il Papa, per il clero. Per i sacerdoti un pensiero speciale, Gesù!
Domani anch’io sarò sacerdote. Tuo
sacerdote ….
Ti prego
per essi Gesù. Sopportaci, sopportali. Forse qui sopra scriverei un romanza. Il
soggetto lo vado ruminando da tempo, il luogo è propizio … solo non so se vale
la pena di scrivere ancora un libro.
Chi non
ha visto un esercito accampato in una vasta pianura, ne può avere una pallida
idea contemplando, dall’alto di una sommità, le colline intorno. Questa impressione
mi ha dato il San Michele.
Ma sotto
le tende ci sono i soldati, vi sono gli uomini che lavorano, soffrono, amano,
pregano.
Gli
uomini! Tutti siamo soldati nella vita. Che il nostro esercito vada avanti.
Marci a tempo e che soprattutto ognuno vigili al suo posto, imperturbabile,
felice.
Lascia che il Tuo seme fiorisca dove
l’hai seminato, Signore.
Gesù ti amo!
Ora ho finito. Vorrei dire tante altre cose, ma mi manca l’estro,
forse la tua grazia, sono abulico.
Ritorno
fra i miei fratelli, che possa essere buono e comprensivo con essi.
5 luglio (giovedì) – 23 luglio (lunedì) 1962
Il tempo vola.
Son ritornate le vacanze ed io ancora riesco ad acquistare un po’
di calma, un po’ di tranquillità!
Ho
sospirato tanto questi momenti, ma, ahimè, cominciano a tradirmi. Non ho più
tempo di buttare giù qualche rigo, di pensare ancora al mio stato interiore,
alla mia formazione.
Mi sento
alquanto disorientato e per scrivere qualcosa devo fare un vero atto di valore.
Povera creatura … a che mi son ridotto.
Spero, o
Signore, di riprendere attivamente, con il Tuo aiuto, a scrivere qualche
pensiero sia anche insipido e privo di entusiasmo.
Voglio
ricominciare e spero di continuare sotto la tua protezione.
24 luglio (martedì) – 30 luglio (lunedì) 1962
Sembra strano, ma ho perso la volontà. Non riesco a dominarmi, a
fare un fioretto, a sospendere una lettura … Domani è l’ultima e poi, sotto i
ferri.
Ormai mi
son riposato poco, ma il tempo è passato lo stesso … Debbo riconquistare il
tempo andato con un lavoro sano, costante, irreprensibile. Si spacchi pure la
mia testa, scoppi ancora il mio cuore … ma ciò che si deve fare si faccia.
O Gesù
mi hai voluto dimostrare la mia fragilità? Grazie! Sotto il Tuo auspicio, con
il Tuo aiuto e la Tua grazia risalirò la corrente. Luglio è passato come mese
d’intervallo ed io ci ho perso, ho perso molto. Ma è necessario che io ritorni
sui miei passi e compia il mio dovere. Tutto ciò con il tuo insostituibile
aiuto. Riprendo il mio diario. Sia questo come la seconda parte di questo
quaderno.