8 maggio 1962
È passata la Pasqua!
È uscita la Rivista!
Ho fatto gli esami!
Sono stato a casa!
Cielo
giallognolo e mare in tempesta. Tanto tempo senza un po’ di riposo spirituale,
di riflessione intima. È possibile mai? Debbo ritornare sui miei passi,
riflettere sul mio operato e poi agire con calma e tranquillità. Come vorrei riposare un po’…
O mio
Gesù non rigettarmi, ma fammi umile e caritatevole. Voglio amarti, voglio
diventare più buono, migliore.
Non so
cosa scrivere. Vivo fuori dal mio ambiente e dalle mie abitudini. E ho tanto da
fare… ma mi posso uccidere? Aiutami, mio Dio, mia Mamma. Io , poi, è tanto,
tanto tempo che non ricevo notizie alcune… E soffro, soffro per il mio amore,
per il mio dolore. Quando risplenderà il sole su queste rovine?
Quasi un
mese senza un respiro, senza un
pensiero amoroso, senza riposo. Non parlo con i miei amici chi sa da quanto tempo… Essi mi sembrano
felici… è vero, lo credo. Non sono tanto occupati da attività che non siano gli
studi o lo spirituale. Io attendere qua, vedere là; scrivere a questi,
rispondere a quello: questo oggi e poi domani. E gli studi, le incomprensioni.
Grazie,
o Signore! Anche questo è un segno del tuo Amore. Grazie di aver ascoltato i
miei lamenti. Non mi confido mai con nessuno. Custodisci i miei sentimenti e dirigi i miei passi.
Dammi pazienza e perseveranza di arrivare alla fine sempre con il sorriso sulle
labbra e la gioia nel cuore . Il mio canto sia perenne e ascoltato da quanti mi
vivono vicino. Nella solidarietà che si crea fiorisca il tuo amore e il tuo
amore ci tenga tutti uniti nella tua grazia.
10 maggio 1962
Il tempo
va e viene. Il passato è andato, il futuro verrà, il presente è. Io sono, ieri
fui, domani… chi lo sa? Grazie, mio Dio, perché ci hai nascosto l’avvenire.
Anche il sapere cose future è un segno di superbia per l’uomo. Tu che tutto
governi e tutto conosci, discopri ai miei occhi solo il tuo cuore, perché io,
vedendolo trafitto dalle mie ingratitudini, Ti possa amare sempre più e meglio.
L'amore umano è una pena, il divino una gioia, una consolazione che mi dà
tranquillità e serenità. Tu non puoi venir meno, mio Dio, se io non ti tradisco
noi saremmo sempre uniti per tutta l’eternità. L’amore umano, invece, è
costituito dalla fedeltà tra due
persone… e nell’uomo la fedeltà è rara, rarissima: odio, gelosia, invidia
combattono la fedeltà con perseveranza e tenacia riuscendo a minarla anche nei
cuori retti e sinceri. Molte volte i figli delle tenebre sono più previdenti
dei figli della luce . Il tempo vola ancora, sempre costantemente. Il presente
che è, già non è più, ma fu, e il poi già non è poi, ma è. Tutto scorre e
nell’attimo che fugge
mentre
tutto muta, Tu resti l’eguale, o mio Dio. Un momento io ti amo, ma vorrei
perpetuare questo momento, che per Te, tutto è presente e l’eternità non è che un momento.
Poi
verrà la morte per me, cosa che Tu conosci, che io ignoro, sebbene per essa io
viva: l’uomo non è nato per morire, per ritornare cioè alla sua sorgente
amorosa, dopo aver amato su questa terra? L’uomo per vivere deve amare, se non
ama deve soffrire. La sofferenza e l’amore sono i binari che mi portano a Te,
mia Gioia, mia Speranza. Il soffrire è qualcosa di più dell’amore. Mentre si
ama si gioisce, mentre si soffre si ama e, quindi, si gode. È felice chi dona con più intensità; per questo chi soffre, donando amore , è
felice in sommo grado. L’amore e la sofferenza sono le campane che suonano al
battesimo e alla morte.
14 maggio 1962
Ieri ho
assistito alla messa solenne del P. Romualdo. Entusiasmo per i fratini di S.
Agnello, ai quali il Padre ha dato coraggio, gioia e buoni consigli.
Oggi è partito Ignazio.
Gli anni
passano, la professione solenne si avvicina, i confratelli se ne partono.
Signore,
sei Tu il registratore, l’arbitro di ogni singola casa, di tutte le realtà di
questo mondo. La vocazione è un atto di generosità, di gratitudine, di
riconoscenza. La potenza dell’Altissimo si incarna nel sacerdote, a cui ha dato
tutti i poteri.
Io
comincio a sentirmi stanco. Ma che farci? Bisogna accettare tutto con amore e
per amore. Fra un mese si chiuderanno le scuole, poi verranno gli esami, poi,
forse, Napoli … [e mi incontrerò nuovamente con lui .. che atteggiamento
assumerò? Ispirami tu, cui tutto è noto, mio Signore l’atteggiamento da tenere
… mi debbo sforzare di diventare più buono, così potrò donare al mio fratello
la santità dell’amicizia e la grazia del mio cuore.]
27 maggio 1962
Oggi è domenica!
Non so cosa vorrei fare, nessuna realtà terrestre mi attira, dormo,
sempre dormo. Da diversi giorni mi ha perseguitato il pensiero di dover
scrivere qualcosa su queste pagine, ma ho sempre rimandato. Finalmente ho preso
il coraggio a quattro mani e sto scrivendo. Il cielo è limpido e sereno, un venticello spira silenzioso e
benefico, comincia a far caldo.
Ma come
andare avanti? Mi costa tanto scrivere qualche piccolo pensiero, che ne farei
volentieri a meno. Sto solo nella celletta, tappezzata di libri e il mio
pensiero vola lontano, supera il recinto claustrale e naviga, sotto nera
bandiera, verso l’ignoto. É questa la mia strada? Sento una abulia
straordinaria, tanto che non muoverei un dito per salvarmi da qualche imminente
catastrofe. Avevo fatto tanti progetti, lusinghieri sogni, innumerevoli
castelli in aria, ma eccomi impotente al tavolo del mio lavoro e debbo
rinunziare alla musica, all’inglese, alla stenografia, ecc. Riuscirò
almeno a prepararmi convenientemente e
decorosamente? La testa mi duole: soffrire senza speranza è troppo duro!
Vorrei
continuare a scrivere per vuotare completamente il gozzo, dopo, lo spero, sarò
più leggero e potrò così raggiungere, sulle ali del vento, il mio ideale.
Sembra strano, eppure è la tragica
realtà, quella che io sto vivendo.
Uno dei
miei fratelli più spensierato, allegro, buffone, sta, come si suol dire, per
ritornare anche lui alle cipolle d’Egitto. Possibile mai? Certo è una realtà questa. Il suo
comportamento nei miei riguardi è diventato strano, misterioso. Ogni tanto mi
dice qualcosa, ma non è sincero. O va, o viene! È inutile tentennare [nel mio cuore non c’è più posto per lui da
parecchio tempo. Io penso che si lui a procurarsi quei stati di cose che poi,
all’improvviso, gli piombano addosso: non cade foglia che Dio non voglia.]
Ti amo,
mio Signore! Insegnami a comprendere il mio prossimo, i nostri fratelli. Tu
conosci le mie iniquità e le mie ardenti suppliche. Conservami buono e
santificami con la tua grazia. Maria
SS., Angelo mio custode, santi miei avvocati, io sono vostro, disponete
di me a vostra gloria.
29 maggio 1962
Il cielo
è sereno, l’aria afosa. Vorrei correre nei prati fioriti, all’ombra fresca di
un ruscelletto canterino e contemplare in quelle pure, limpide acque le mie
sembianze. Mi dicono che mi sia cambiato … chi sa … certo che non sento più in
me quella salda sicurezza che mi faceva sfidare pericoli e superare ostacoli
senza riflessione e senza paura. Tempi della fanciullezza lontana, sogni
irreali e fallaci, avvenire incerto, stupendi e bugiardi quadri della felicità.
Quanta è spensierata la gioventù … corre senza freno né rimorso, con tutto
l’istinto tenace e procace della carne, senza riflettere al quando e al poi …
quanti mai nel mondo per tali inconsiderazioni.
Lungi da
me, o Signore, quei lontani, vani, perduti giorni. Passa veloce questo attimo
onde più presto dimentichi il tempo andato, venga subito per me l’aurora di
pace e sulle sue ali imbarcato, possa presto approdare su nuovi lidi. Ai lidi
della primavera eterna dove non c’è né il prima né il poi. L’eternità è là!
Custodisci il mio cuore, o Gesù; esso custodirà Te.
30 maggio 1962 Stella maris ora pro me
Oggi è
il penultimo giorno di maggio. Ha fatto poco o nulla durante questo mese …
debbo cominciare daccapo e con più serietà. Intanto non mi preparo agli esami e
rimando tutto agli ultimi giorni … non mi son sentito mai così abulico … come
me la caverò quest’anno? Sto leggendo “Le cose migliori” del Borsi, forse
l’anno venturo scriverò anch’io delle lettere a Gesù come il Borsi le scriveva
a Giulia.
E’ una
bella raccolta, mi piace molto specialmente per la sincerità da cui è animata
ogni pagina, ogni pensiero, ogni parola. Vi sono trattati degli argomenti che
mi interessano … in complesso ne avrò del bene. Intanto vorrei scrivere tante
cose, ma non oso; i pensieri scaturiscono a migliaia ma senza senso né
continuità. A volte mi illudo che tutto ciò che vado scrivendo è una pura
finzione, di non essere abbastanza sincero. Ecco perché istanti fa non avrei
mosso un dito per continuare a scrivere , ora riempirei di pensieri e di
reticenze tutto il quaderno. Debbo moderarmi, debbo selezionare il vero dal
falso, il migliore dal buono, il buono dal pessimo. Che pleiade di pensieri
lussureggianti e roboanti mi escono mai dalla penna. Ma è proprio utile
scrivere queste cose? E’ necessario che io smentisco me stesso e mi dico di
essere bugiardo, egoista, geloso? Eppure farebbe tanto bene che tutti gli
uomini sapessero del doppio volto. Non tutti, quasi nessuno, siamo come
appaiamo davanti agli altri. Io stesso quando mi trovo davanti a quel confratello,
attratto dalle sue doti e morali e fisiche, non mi sentirei per niente di
commettere una indisciplinatezza, uno errore, uno sbaglio volontario. Sono
abbastanza incoerente con me stesso e quindi con gli altri.
Cos’è
che mi tiene in continua nostalgia? Non so! Darei la mia felicità per saperlo.
A domani Gesù!
31 maggio 1962 Giovedì,
Ascensione
E’
passato anche Maggio: dopo domani si chiuderanno le scuole. Mi sento stanco.
Comincio una nuova vita. Ho vissuto bene quest’ultimo giorno di Maggio: grazie
mio Dio. Sento tuttavia una pena nel cuore, insopportabile, insistente,
scocciante. L’egoismo mi ha chiuso in un oscuro baratro fatto d’indifferenza e
di rancore: non mi sopporto. Non posso patire che si tengano dei discorsi
insulsi, insignificanti, cretini, senza olio né sale, senza sapore … Vovremmo
parlare di ben altre cose noi che frequentiamo la scuola delle celesti cose.
[Oggi
quindi è stata una bella giornata? Perché? Ho sofferto volontariamente. E’ cosa
terribile nascondersi dopo aver meritato qualche inezia, dopo aver lavorato
qualche tempo, è cosa inutile, dicevo, scomparire nel nulla, nell’umiltà del
Cristo e delle sue sofferenze.]
Il
sudore scende abbondante dal volto dell’uomo. Sembra imitare tutte le
comprensioni, tutta la pietà di cui è dotato un cuore umano … tuttavia, l’uomo
la rifiuta, lui chiede la gloria, la fama, la rinomanza, la pubblicità.
Piccolo
essere perduto nell’immensità dello spazio e nell’eternità del tempo,
quest’atomo dell’universo, ardisce comparire davanti al tuo cospetto, o
Signore, padrone e re di tutto il creato. Mi chino davanti al tuo cospetto e ti
adoro in silenzio, perduto e convinto del mio nulla.
Tu sei,
mio fratello maggiore, Gesù, quanto è limitato il mio potere e quanto grande la
mia impossibilità e miseria, uniscimi quindi a Te ed ai miei confratelli,
vicini e lontani e fa che tutti, perduti nel tuo amore, possiamo riconoscerti
padrone e sovrano Re, regnante incontrastato sulle nostre deboli forze e,
quello che è più, sui nostri cuori.
Liberami,
o agnello purissimo, da tanti vizi e passioni; allontana da me tanti pensieri
vani ed orgogliosi. Mamma mia conosci il mio affetto, ti bacio e ti stringo con
tutte le forze, al mio cuore.