8 marzo 1962

 

Dopo la vetta, la discesa.

Mi è capitato così: partito il Padre, non ho  avuto più la volontà di seguire il cammino intrapreso con tanto entusiasmo. L’attività e l’occupazione per l’articolo hanno fatto il resto. Chi non medita e non progredisce, va dietro senza accorgersene. Il Signore, tuttavia, che mi vuole santo a tutti i costi, ha continuato a farsi sentire. Grazie, mio Dio, di questa desideratissima violenza.

Il Confessore ordinario qualche volta ha dei pensieri straordinari: mi piace molto per la calma e la padronanza che subito acquista della situazione. Tra l’altro mi ha detto: “dovete amarlo di più il Signore, assecondare la Sua grazia e mettervi a sua completa disposizione. Che, giammai, in voi vi sia la percezione totale di esservi sottratto ad una sua ispirazione. Siate tranquillo, però, e continuate il vostro lavoro con tranquillità. Il Signore vi ama e vi predilige fra tanti: sappiate meritare, per quanto vi è dato, il Suo amore”. [Di quanto mi ha detto il Confessore]  Forse le espressioni più belle mi sono sfuggite… Ma, comunque, una cosa è certa: “Dovete amare di più il Signore”.

 Anche nelle occupazioni debbo amare il Signore        consacrando tutto a Lui e ponendo tutto sotto il suo Sguardo. Il lavoro adempiuto con Lui è meno pesante.

Voglio controllarmi di più; è questa la fonte dei miei sbagli e dei miei errori; troppa fretta, poca riflessione, niente controllo: dopo tanti avverbi negativi, cosa mi posso aspettare di positivo? Non è un controsenso tutto questo?

“Ti voglio amare, mio Dio! Mandami le tue ispirazioni e percuotimi con il Tuo amore” Gli antichi consideravano la dea dell’amore, armata di pungenti strali… è una verità cristiana. Quando, Tu vuoi, Signore, chi può resistere al Tuo amore, ai Tuoi strali? Tu sconvolgi le coscienze e appiani i sentieri. O per amore o per giustizia, Te volente, tutto si farà.

Maria, sei mia, fammi tuo. Arrivederci in cielo.

 

 

15 marzo 1962

 

Sempre più occupato, trascuro di scrivere qualcosa. Abbiamo formato il Circolo Missionario: un giorno andrò anch’io in terra di Missione… forse morirò martire… il Signore mi aiuterà in tutti i modi: è Lui che mi vuole con sé ed io debbo intensificare il mio amore per Lui. Come è bella la vita vissuta vicino a Gesù: i pesi non si sentono, i travagli si rendono dolci; le pene desiderabili e si continua a cantare con una grande felicità nel cuore e la tranquillità nell’animo.

Ti amo, mio Dio: rendi costanti i miei propositi e amabili le pene che incontro lungo il cammino. Benedici i miei confratelli: rendili sensibili al problema missionario ed ispiri loro grandi imprese e santi ardori. Cambia il nostro Studentato in un’oasi di pace e di preghiera: sia esso una fucina di santi chierici pronti alla lotta per il tuo amore. “Venga il Tuo regno” nei nostri cuori e in tutti i cuori degli uomini si faccia un solo ovile e un solo Pastore. Padrone della Messa, manda operai nella tua vigna e che il loro apostolato sia benedetto ed accolto da tutti. Tu, conosci le mie pene segrete e i miei assilli: fammi santo e poi fammi morire: dammi di amarTi  secondo le mie grame possibilità.

La vita continua il suo corso sotto la guida della Divina Provvidenza e il mio operare trova opposizioni e intralci. Ti ringrazio, Signore, ma dammi modo di resistere e di perseverare. La superbia che mi domina si smorzi al più presto e che possa in tutto infondere il mio ardore. Non so dove arriverò, ma alla fine riposerò  nel Tuo seno. Mi hai chiamato alla Tua sequela e ho risposto con il mio assenso: che esso sia efficiente   ed operativo nella mia esistenza.

Mi debbo abituare a non vedere nero dappertutto: forse l’opposizione che mi si fa per la Rivista  è giusta e ponderata… perché essere più di quel che si può? La salute è un dono di Dio, il dono più prezioso… e noi non siamo i padroni di essa… “É meglio un  asino vivo che un dottore morto” mi si dice da ogni parte …ma sarà poi vero? Non è meglio vivere minuto per minuto un sol giorno che un anno distrattamente? Non è preferibile un giorno da leone che cento da pecore? Perdonami!

 

 

20 marzo 1962

 

Avevo in animo di scrivere più spesso su questi fogli, ma il tempo e ancor più le attività assuntemi non me l’hanno permesso. Ho avuto nuovi slanci d’amore e fra tentazioni, cadute e riprese  continuo il mio cammino. Ti amo, mio Dio. Ho saputo della professione di […] e sono restato felice: lui è arrivato, ora tocca a me! Spero di intensificare la mia preparazione per la professione[…].

In questi giorni ho sofferto molto, specialmente per la Rivista… Ti ringrazio, o Signore, di essere incompreso, ma dammi la pazienza di resistere.

Voglio riposare sul tuo paterno seno e dormire tranquillo: fammi sentire sempre di più il Tuo assillo: o pazzo o santo, ma dato che tutti i santi sono per il mondo dei pazzi, quindi un santo pazzo: pazzo per il Tuo amore. Amico Gesù ti voglio tanto bene; aiutami ad amarti e rendimi degno (!) del Tuo amore. Voglio stare sempre in tua compagnia; quando io mi allontano avvisami e quando Tu ti allontani fammi segno.

Maria, fammi puro e custodiscimi nelle tue braccia.

 

 

21 marzo 1962

 

          È tardi, e sento il bisogno di dire qualcosa.

È stata una giornata piena. Perdonami, o Signore, forse ho pensato poco a Te; ma Tu sai che io Ti amo. Custodisci i miei segreti e il mio amore. Oggi è S. Benedetto… le rondini non si sono viste e il freddo si è intensificato maggiormente. Volevo un paio di calze, ma non volli: grazie Serafico Padre della tua ispirazione.

Ora et labora… preghiera e lavoro; sacrifici e silenzio; ubbidienza e amore… quali preziosi binomi per un religioso. È suonato il segno… a domani, Gesù!

Tutto è calmo e il cielo va rischiarandosi…È nella primavera della natura che Ti ammiro maggiormente, o mio Dio. La primavera non mi invita, forse, a rinnovarmi continuamente? A rigettare il vecchio uomo e a sostituirlo con il nuovo? Questa infinità delle cose suscitano nel mio cuore un rimpianto per quanto vorrei essere e non sono. Tuttavia, che importa, dal momento che Tu, mio Signore, vuoi che io sia l’ultimo in tutto e per tutto? Sia fatto come Tu vuoi! Che io, con il Tuo aiuto, possa conservarmi nella santa umiltà: chi si insuperbisce è falso e ignorante.

Vorrei continuare a scrivere per tutta la giornata… ma ho altro da fare. Ti sono sommamente riconoscente per questo pensiero che hai suscitato in me. Potrei vivere sempre in sì dolce tranquillità ma sento che il meglio non è ancora  venuto, come ancora aspetto i momenti terribili dei perché insinuanti e senza ragione.

          A che voglio?

Lasciami riposare sulle Tue ginocchia  e stringimi al tuo cuore e sarò felice in eterno. Non voglio far niente; voglio essere semplicemente una palla di neve nelle Tue mani. In questi giorni ho visto la neve. La calpestavamo e si restringeva, ma non si ribellava: andava dritta al centro dove miravamo, sempre contenta, bianca, silenziosa, direi felice. E perché la similitudine sia completa, liquifami ai raggi del Tuo amore, come la neve a quelli del sole.

Ora pro mihi Pastrix animarum amantissima…

Te sempliciter consequamur in vitam aeternam.

 

 

27 marzo 1962

 

          Mio, Dio, come mi sono ridotto!

Dov’è il tuo tempo? Che uso ne sto  facendo? Ahi come e quanto ne ho perso… Eppure non potevo fare altrimenti… Ma Tu perdonami.

Hai visto le angosce del mio cuore e come io sia stato l’unico a sostenere quell’idea… ma ora come mi fa  soffrire e quanto tempo mi chiede! Ma, dimmi un po’: se facessimo una cosa ciascuno, se lavorassimo tutti uniti, non soffrirei di meno? Non saremmo tutti più alleggeriti e, quindi, io stesso più felice?

Ma quel Padre mi diceva: lavora e non  pensare che certe cose le possano fare gli altri… fai tutto ciò che sai fare; fallo tu e non t’aspettare aiuto da nessuno.

O Signore, ti offro in questo momento tutto il lavoro che ho fatto e che ancora farò per la Rivista. Distruggi in me tutte le radici di  superbia e di vanagloria e rendimi umile.

Fammi finalmente pregare un po’ in pace, ossia in tranquillità. Vedi quanta fretta ho? Dammi il Tuo amore. Ti amo! Gesù, Maria!

 

 

31 marzo 1962

 

Ai tuoi piedi, o Signore, pongo il mio amore e il mio cuore… Se potessi amare come voglio… Tu conosci l’affetto intenso che mi distrugge e il folle desiderio che mi consuma. Ma molte volte, spesso, il pensiero è altrove… lontano, molto lontano, su qualche remota sponda di un fiume, casco in testa, a cantare le tue lodi! Come sogno, mio Dio!

Eppure i miei compagni, alcuni, già sono al loro posto di combattimento, perché non dovresti dare    anche a me queste grazie?

Sto nelle Tue mani: e voglio ciò che Tu vuoi, desidero ciò che tu desideri; solo dammi di amarti, senza fine, immensamente e senza rimpianti. Oggi è una bella giornata: il sole brilla alto nel cielo e i suoi raggi scendono a  fecondare la brulla terra. Oh! Quanto ti amo, mio Dio. È la tua bellezza che mi chiama all’amore. Amore, amore Tu mi hai ferito il cuore…

Sempre con Te, o Signore!