A P. Luigi Monaco

di Rosa Galimberti

Carissimo P. Luigi,

che strano scriverti sapendo di non poter spedire questa lettera a un indirizzo preciso, anzi, pensando che tu mi stai guardando mentre scrivo e già sai quel che vorrei dire.

E’ infatti diventa inutile per te dire, ma è ancora così importante per me dire a me stessa e dirci fra noi quel che ci brucia dentro.

Questi giorni hanno il sapore di un sogno; sembrano essere irreali, perché questa brusca e tragica realtà stenta a farsi strada, ad essere accolta.

Anche dopo le tremila e più persone di tutte le età nella stupenda Chiesa di Santa Chiara (e siamo nell'anno clariano) intorno a te, e i vescovi e il coro degli innumerevoli celebranti che ti ha scortato...

Ma tu sei sempre Padre Luigi e alle 7,30 del mattino mi aspetto sai che squilli il telefono da un momento all'altro e che mi chiami, certo che sei tu: buona giornata, tenimm' 'a fa nu sacch'e cose! Il calendario... il progetto Tau... il convegno... è tutt'apposto! E’ proprio tutt'apposto! E’ proprio la tua voce che risuona dentro: è tutt'apposto! La tua rassicurante presenza. Certo con te tutto è a posto.

Io non avevo ancora provato nella vita il fisiologico dolore del distacco, quello più forte e naturale, di quando a qualunque età avvenga, si perdono i genitori, o una persona molto vicina, quel vuoto che sembra inguaribile e quello smarrimento lacerante che lo accompagna, perché ancora la vita con me è stata molto generosa riguardo a queste esperienze. Ma ora so, con te l'ho provato. Un Padre, un Fratello, un Amico intimo del cuore e molto di più per tutti. Un uomo di Dio, un vero uomo di Dio in mezzo a noi, vicino a noi, per noi.

Hai insegnato con vera luce, hai confortato, sostenuto, guidato, creato. Hai gettato le fondamenta solide di un rinnovamento che non potrà fermarsi perché fortemente ancorato alla Verità, con Sapienza, con coraggio profetico. Un uomo vero, un padre affezionatissimo, premuroso e tenero. Non smetterai mai di essere tutto questo per noi.

Ed ora possiamo anche pregarti.

Questo pensiero che si fa lentamente e profondamente certezza è grande, è fonte di pace profonda, è la certezza che ci sei. L'OFS e la Gifra hanno avuto una pagina di storia con te. E con Manuela Mattioli avete fatto un'epoca: ora siete ancora insieme, a così breve distanza l’uno dall'altra. Siete come quel giorno là dal Papa, ricordi le foto appese nello studio di Via Forlì? (sì, dobbiamo portarle ad Assisi). Ma ora siete insieme inginocchiati davanti a Cristo stesso e come Francesco, baciate le Sue mani e i Suoi piedi.

Ti si addice molto Luigi (posso ancora chiamarti così?) quella pagina di Celano che conclude la Vita II. Quando mi hanno telefonato della tua tragica dipartita, ho dovuto cercare subito proprio lì una risposta per il mio cuore. Dietro a Francesco come sempre. Come tutto quello che abbiamo fatto.

Io ti ringrazio per tutti questi anni di lavoro insieme. Quanti sogni, quanti progetti, quante speranze e non poche fatiche. Tu soprattutto instancabile e irripetibile.

Oggi mi rendo conto che mi è stato fatto un dono immenso: averti conosciuto da vicino, aver condiviso con te molto e di molto profondo, avere imparato da te tutto; ci hai formati umanamente e spiritualmente.

Ci hai trasmesso la fraternità con quell'autentico spirito francescano che ti plasmava.

Aiutaci Padre Luigi a continuare la tua opera con lo stesso tuo amore e la stessa tua fedeltà perché il tuo seme porti molto frutto!

Grazie! Ti voglio bene per sempre.

(Vita francescana 45 (1993), 2, pp. 48-49).